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08:46, rivivere in prima persona l'ora in cui è cambiata la storia del XXI secolo

L’11 Settembre di quest’anno, otto giovani sviluppatori francesi hanno realizzato un esperimento di realtà virtuale che permette di rivivere in prima persona la caduta Torri Gemelle, sfruttando il sistema Oculus Rift. Tale esperimento prende il nome di 8:46; l’ora in cui il primo Boeing 767 si schiantò sul World Trade Center e che ora la realtà virtuale prova a farci rivivere.

Per chi non fosse al corrente delle ultime invenzioni video-ludiche, l'Oculus Rift è una maschera che permette di vivere un'esperienza di realtà virtuale.

In 8:46 si personificherà, in prima persona, un impiegato del World Trade Center proprio durante i tragici avvenimenti dell'11 settembre. L'esperienza dura circa 10 minuti dove lo “spettatore” potrà decidere dove e come muoversi per il suo piano, che si trova al di sopra rispetto a dove avvenne l'impatto con l'aereo e infine, in maniera brutale, scegliere come morire: se suicidandosi buttandosi dal grattacielo oppure soffocando per via dei gas.

La prima considerazione da fare è che 8:46 NON è un videogioco (tant'è che gli sviluppatori lo definisco un'esperienza narrativa guidata), nonostante dal mercato sia stato definito così e nonostante l'apparenza sia quella.

Allora che cos'è 8:46? E perché ha fatto così tanto parlare di sé? Forse per il tema, l'11 settembre è stato studiato e ristudiato, visto e rivisto, ma nessuno si era mai preoccupato di proporlo dalla parte delle vittime intrappolate nelle due torri. Qualcuno, invece, sostiene che sia per il cattivo gusto di tutto il progetto. Ma nel mondo di internet odierno, che ha sdoganato qualunque cosa, questo progetto è davvero così di cattivo gusto da farcene parlare così tanto? Può il “solo” cattivo gusto di impersonificare una vittima di un evento storico far parlare così tanto a confronto  di esecuzioni capitali sommarie "live" che girano liberamente nel web?

Allora perchè tanta attenzione? Forse perchè per la prima volta si sta offrendo la possibilità di poter rivivere un momento storico in prima persona.

Gran parte dei commenti generati dal video si domandavano, chi con sdegno e chi con curiosità storica se, proseguendo su questa strada, si sarebbe arrivati un giorno a poter fare un tour virtuale e libero del campo di concentramento di Aushwitz.

Da qui sono nati una serie di interrogativi sui pro e i contro della realtà virtuale applicata agli eventi storici:
  • E' giusto che per motivi didattici una persona possa trovarsi nella realtà virtuale in cima al World Trade Center o nel bel mezzo di una camera a gas di Birkenau?
  • E' rispettoso per le persone che lì vi persero la vita diventare parte di una realtà virtuale?
  • Quanto la realtà virtuale si discosta dal cinema per renderla così moralmente inaccettabile?
  • E' più irrispettoso un filmato con gli ultimi attimi di vita di un condannato a morte o la realtà virtuale di evento tragico?

Quesiti che nascono in maniera logica a fronte del forte impatto emotivo generato dalla realtà virtuale. Probabilmente quello su cui ci dovremmo veramente interrogare è: quanto questa realtà virtuale potrà far parte di un processo educativo e in che modo questa potrà portare benefici alle future generazioni e quanto, invece, sia solo figlia della nostra spasmodica ricerca di violenza e sofferenza in modo quasi voyeristico.

Rispondere a questi quesiti non è facile, l'argomento è complesso e meriterebbe una disamina lunga che andrebbe a coinvolgere psicologi e sociologi. Quel che è certo è che 8:46 ha aperto una porta, l'ha aperta piano ma solo in futuro scopriremo dove essa ci porterà e con quali risultati.

Il dibattito è appena iniziato.

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Alessandro Camagni

Laureando in Scienze internazionali ed istituzioni europee. Inguaribile curioso con un erasmus alle spalle e tanti progetti davanti a lui. Vive sospeso tra sogno e realtà: ama il confronto tra culture, i libri di Ken Follett e Tiziano Terzani, l'alba a Venezia, viaggiare in treno, i tramonti sul lago di Como, la polenta e i canestri in semi-gancio. Odia il conformismo, gli scontri generazionali, il caffè solubile, i saluti di rito e il fatto che non esista più la Coppa delle Coppe.

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