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25 ANNI DAL TRATTATO DI MAASTRICHT

Il 07 febbraio 2017 è stato il venticinquesimo anniversario della firma del Trattato di Maastricht, trattato internazionale su cui si basa l’attuale costruzione europea. A firmarlo furono i dodici paesi membri dell’allora Comunità Economica Europea: Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito, Danimarca, Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna.

Da molti anni ormai vi è un intenso dibattito pubblico sulla crisi economica e politica che attanaglia l’Unione Europea e si fa spesso riferimento proprio al Trattato di Maastricht, o Trattato sull’Unione Europea. Vediamo dunque più in dettaglio di cosa si tratta.

Esso sancisce una forte accelerazione dell’integrazione europea e pone le basi istituzionali per quella che oggi conosciamo come Unione Europea, proponendo i “tre pilastri” su cui essa si sarebbe basata. Essi sono definiti da tre sigle: CE (Comunità Europea), PESC (Politica Estera e Sicurezza Comune) e GAI (Giustizia e Affari Interni).

Ciò a cui più spesso si fa riferimento sono i cosiddetti Parametri di Maastricht, parametri economici di convergenza che ogni paese avrebbe dovuto rispettare per entrare a far parte dell’Unione. Questi parametri, che i paesi europei si autoimposero, furono il frutto delle contrattazioni tra i dodici paesi firmatari.

Essi riguardano la stabilità dei prezzi, la situazione delle finanze pubbliche, il tasso di cambio e i tassi d’interesse a lungo termine. Più precisamente il tasso d’inflazione desiderato non dovrebbe essere superiore dell'1,5% rispetto a quello dei tre Paesi più virtuosi, il rapporto tra deficit pubblico e PIL non dovrebbe superare il 3%, il rapporto tra debito pubblico e PIL non dovrebbe essere superiore al 60% e il tasso d'interesse a lungo termine non dovrebbe superare del 2% il tasso medio degli stessi tre Paesi più virtuosi. Per quel che riguardo il tasso di cambio il Trattato poneva le basi per la nascita dell’Euro.

Questi parametri, con particolare riferimento a quel che riguarda il deficit ed il debito pubblico, sono stati fino ad oggi costantemente disattesi dalla totalità dei paesi membri ed è assolutamente inverosimile, nonostante si dichiari che la direzione da seguire sia ancora quella indicata dai parametri, che potranno essere rispettati in futuro. Venticinque anni dopo la stipula del Trattato il mondo in cui ci troviamo a vivere è completamente cambiato; la più grave crisi economica di tutti i tempi ha imperversato e i paesi dell’Unione Europea stentano ad uscirne proprio per la rigidità intrinseca al Moloch europeo.

Sono all’ordine del giorno ormai da anni le richieste di riforme in seno all’Unione Europea e recentissima l’ipotesi di un’Unione Europea “a due velocità”. È dunque lecito chiedersi se la concatenazione degli eventi porterà a riforme radicali o all’implosione della costruzione europea. Chi vivrà vedrà.

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