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3 febbraio 1959: muore il Rock’n roll

Il tre febbraio di cinquantasei anni fa moriva la musica. Si schiantava al suolo, a bordo di un Beechcraft Bonanza, un piccolo aeromobile, a Mason City in Iowa. Quell’aereo, oltre al pilota, trasportava tre giovani ma già popolarissime icone del Rock’n roll, entusiasmante genere musicale che domina gli Stati Uniti nel ventennio dopoguerra. Sul volo prendevano posto Ritchie Valens, chitarrista di origini messicane, noto per aver reso celebre il tradizionale brano popolare dello stato di Veracruz, La Bamba, The Big Bopper, cantautore e disc jokey americano ideatore di Chantilly Lace, colonna sonora del film American Graffiti di George Lucas, e Buddy Holly che, con i suoi TheCrickets, era un’icona indiscussa del Rock’n roll e un impavido pioniere del nuovo genere, in grado di influenzare gran parte degli artisti contemporanei, e che fu poi, tra i primi ad essere inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nell’anno della sua istituzione. I tre facevano parte di un gruppo di artisti che erano stati in grado di dare uno scossone all’imbalsamato scenario musicale americano del dopoguerra, dominato da voci classiche e ritmi blandi. I suoni e le musiche ispirate dalla cultura nera, trovano ora spazio anche tra i giovani bianchi grazie alla personalità di questi musicisti in grado di riadattare testi e musiche a ritmi scatenati, sconvolgendo il clima prettamente conservatore tipico del periodo. Quella sera quindi, i tre artisti impegnati in una imponente tournée nel Midwest, all’interno del Winter Dance Party del 1959, si erano esibiti alla SurfBallroom di Clear Lake e il giorno dopo erano attesi per una nuova performance a Fargo nel Nord Dakota. L’organizzazione del festival lasciava molto a desiderare: i problemi logistici dovuti alla distanza tra le località erano notevoli, mentre i pullman messi a disposizione erano scomodi e non equipaggiati per trasportare tutte le attrezzature necessarie. Dopo aver pagato 36 dollari a testa di tariffa, quindi, i tre prendono posto sul velivolo. La leggenda narra che Ritchie Valens abbia vinto il suo posto dopo una sfida a testa o croce con il batterista Tommy Allsup che invece, persa la sfida, salì sul pullman. Poco dopo l’una di notte, a breve distanza dal decollo, probabilmente a causa del maltempo, il Beechcraft Bonanza perde dunque precipitosamente quota fino a impattare con il terreno in un campo di granturco poco fuori Mason City. Tutti gli occupanti dell’aereo muoiono sul colpo. Il mondo della musica si stringe intorno alle vittime del disastro; dalla struggente ballata del cantautore Don McLean intitolata American Pie, è ricavata la locuzione The Day The Music Died, espressione utilizzata da allora come inequivocabile riferimento alla tragedia. Oggi sul luogo del disastro sorge un piccolo memoriale, donato da un appassionato del Wisconsin, rappresenta una chitarra in acciaio e un insieme di tre dischi, con le incisioni dei nomi degli artisti deceduti. Con la sciagura del febbraio del ‘59, il periodo dorato del Rock’n roll giunge al termine, e con lui anche i suoi portavoce abbandonano le scene. Oltre all’incidente aereo che si porta via i tre indiscussi beniamini del Rock anni cinquanta, il decennio si chiude infatti con Elvis Presley stanziato in Germania, richiamato dal servizio di leva nel 1958, con Little Richard che ha abbandonato le luci della ribalta per diventare un saccente predicatore, con Jerry Lewis che, dopo aver sposato la cugina tredicenne, è vittima di un forte ostracismo. Le rivelazioni dello scandalo Payola dei primi anni sessanta, che accumunarono nomi eccellenti della radiofonia americana a pesanti accuse di corruzione, misero la parola fine al Rock n roll così com’era inteso, alimentando una fase di declino in caduta libera iniziata il giorno in cui la musica morì: il 3 febbraio 1959.
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Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

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