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Adotta una parola! Salva l’uso della lingua italiana

Spending review, stage, sponsor, audience, budget, start-up, low cost, sono vocaboli di cui tutti conosciamo il significato e che fanno ormai parte del linguaggio comune. L’informazione politica, dello sport, della moda e del lavoro sono stati investiti negli ultimi anni da una nuova generazione di parole straniere che hanno prepotentemente preso posto sulle bocche di tutti gli italiani. Secondo un recente studio della Agostini Associati sull’uso dei termini inglesi nelle aziende, l’utilizzo degli idiomi anglosassoni negli ultimi anni è aumentato di circa l’800%, a dimostrazione di un sempre crescente adeguamento dell’italiano a nuovi standard linguistici. Ma la domanda che sorge spontanea è: perché? Chiamare il Jobs Act, semplicemente “Piano Lavoro” avrebbe forse screditato il valore della riforma renziana? Le cause di questa tendenza possono ricercarsi sia nella vecchia storia della crescente ed invadente globalizzazione culturale tipica dei paesi sviluppati, che ci ha condotto ad una massificazione linguistica, dettata anche dal crescente consumismo tecnologico. Un altro motivo è presumibilmente, l’incapacità della lingua italiana di evolversi e di creare nuovi idiomi volti ad interpretare il progresso Nuovi scenari tecnologici, pubblicitari e lavorativi infatti necessitano oggi di una grande quantità di nuovi concetti e termini, e la mancanza in questo senso della lingua italiana viene colmata da parole derivanti principalmente dalla lingua inglese. Pensiamo ad esempio alla parola “Blitz”. Non esiste un corrispettivo in italiano che in così poche sillabe sia in grado di intendere la velocità e la sorpresa di un operazione di polizia di questo tipo. Benché, sia chiaro, non si vogliono inneggiare sentimentalismi nazionalistici particolari, è  evidente che questo imperialismo linguistico d’importazione, spoglia di qualsiasi particolarità i concetti e le espressioni raccontante in madrelingua. Se da un lato infatti, semplifica la comunicazione, almeno nelle intenzioni, dall’altro il linguaggio ha assunto sempre di più la funzione di mero strumento comunicativo. Le parole vengono usate oggi solo per comunicare; si è persa tutta la valenza descrittiva e narrativa del linguaggio. In questo senso, il rischio è che da un lato, l’italiano venga presto considerata una lingua vetusta e desueta, e dell’altro che la perdita, quantomeno parziale del nostro vocabolario ci renda incapaci di esprimere al meglio concetti e sensazioni nella nostra lingua madre. A questo proposito ha fatto parecchio discutere la proposta di alcuni Atenei (ad esempio il politecnico di Milano) di sostenere il corso di specializzazione magistrale unicamente in lingua inglese. Insomma docenti italiani che insegnano a studenti italiani in lingua inglese. L’apoteosi del paradosso. Per questi motivi la Società Dante Alighieri lancia sul proprio sito la campagna “Adotta una parola”. Ogni partecipante può candidarsi come custode simbolico di una parola a scelta tra quelle indicate tra quattro diversi vocabolari della lingua italiana, impegnandosi ad utilizzarla ogni qual volta lo ritiene necessario e a correggerne il cattivo utilizzo. Questo allo scopo di sensibilizzare tutti ad un uso più corretto della lingua italiana, favorendo una più ampia conoscenza del lessico e promuovendo una più estesa varietà di espressione all’interno della comunicazione globale. Per sostenere l’iniziativa: http://beatrice.ladante.it/
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Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

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Via https://www.forbes.com

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