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AIFI presenta i dati del Private Equity, Venture Capital e Private Debt

Sono stati presentati ieri, in occasione del convegno annuale AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) i risultati dell’analisi condotta da AIFI, in collaborazione con PwC - Transaction Services, sul mercato italiano del capitale di rischio.

Raccolta

Nel 2016 la raccolta sul mercato nel private equity e venture capital, è stata pari a 1.313 milioni di euro, -47% rispetto ai 2.487 milioni del 2015 quando il risultato era stato realizzato grazie al closing di alcuni grandi fondi. Per l’anno in esame la distribuzione della provenienza della raccolta si suddivide con una predominanza italiana pari al 63%, rispetto all’estero che si ferma al 37%. Gli operatori che nel 2016 hanno svolto attività di fundraising sul mercato sono stati 16 come nell’anno precedente. La raccolta nel private debt è stata pari a 632 milioni (+65%), rispetto ai 383 milioni di euro del 2015; la provenienza domestica è pari all’86% rispetto a quella estera che si arresta al 14%. Il 43% della raccolta deriva da fondi di fondi istituzionali, a seguire le banche con il 21%. “Il calo della raccolta che si evidenzia nel 2016 è dovuta in gran parte al fatto che nel 2015, abbiamo avuto il closing di alcuni grandi fondi italiani. Resta il fatto che si tratta comunque di un numero troppo piccolo rispetto al potenziale del nostro mercato e rispetto al contesto internazionale” afferma Innocenzo Cipolletta, presidente AIFI“. Da evidenziare, infine il buon andamento del venture capital e del private debt, che segnano da un lato l’interesse verso il mondo delle imprese innovative anche grazie al lavoro del governo in questo senso e dall’altro il decollo di un mercato- quello del private debt- che può essere di grande importanza per le imprese italiane”.

Investimenti

Nel 2016, il mercato del private equity e del venture capital in Italia si caratterizza per l’ammontare più alto mai registrato, 8.191 milioni di euro +77% rispetto all’anno precedente (era 4.620 milioni di euro). Gli operatori internazionali hanno investito il 69% in termini di ammontare. Nel numero di operazioni assistiamo a una diminuzione del 6%, 322, rispetto alle 342 dell’anno precedente. Questo testimonia una crescita della dimensione dei deal. Le prime 17 operazioni (large e mega deal) da sole rappresentano oltre il 74% del mercato (6.081 milioni di euro). guardando ai comparti, le Infrastrutture, nuova categoria inserita a partire dai dati 2016 che individua le operazioni di investimenti relativi a sistemi di trasporto e comunicazione, impianti idrici ed energetici e istituzioni pubbliche, che tipicamente presentano peculiarità differenti rispetto agli altri stage di investimento, il numero delle operazioni realizzate è pari a 12 rispetto alle 8 dell’anno precedente. L’ammontare investito è di 942 milioni di euro, erano 527 nell’anno precedente. L’expansion è ancora in tensione: scende nel numero di operazioni pari a 67 (-12%) rispetto alle 76 del 2015 mentre cresce nell’ammontare, + 132%, grazie ad alcune grandi operazioni. In aumento il numero delle operazioni di seed/startup che raggiungono quota 128 rispetto ai 122 deal del 2015 (+5%), incremento, inoltre, nell’ammontare degli investimenti che passano da 74 milioni di euro del 2015 a 104 milioni del 2016 (+39%). “Quest’anno il dato importante da sottolineare riguarda il record sull’ammontare investito che per la prima volta in Italia si attesta a oltre 8 miliardi di euro, il valore più alto di sempre” – afferma Anna Gervasoni, direttore generale AIFI – “Questo ottimo risultato è dovuto anche al ritorno di attrattività del nostro Paese e di competitività delle nostre imprese”. Nel private debt il volume totale impegnato si attesta a 378 milioni di euro e, complessivamente da inizio dell’attività del comparto, sono stati investiti 707 milioni di euro; sul fronte delle operazioni, nel 2016 sono stati realizzati 65 deal che da inizio dell’attività, si attestano a 128. Cresce il buyout nell’ammontare degli investimenti (+83%) che rappresenta il 70% del totale di mercato, resta invariato nel numero: 98 (erano 99). “Il record assoluto nei volumi investiti, frutto di grandi operazioni realizzate da player internazionali, ci fa superare la Germania e ci posiziona virtualmente dopo la Francia (i cui dati non sono ancora disponibili) al secondo posto in Europa continentale” - ha commentato Francesco Giordano, Partner di PwC Transaction Services“. Purtroppo il numero delle operazioni rimane ancora fortemente limitato rispetto agli altri mercati. In tale direzione il processo di Brexit, e la possibile collegata decisione da parte di altri operatori internazionali di stabilire un proprio presidio strategico in Italia, potrebbe rappresentare un driver positivo per l’incremento dei deal”.

Disinvestimenti

Nel 2016, l’ammontare disinvestito al costo di acquisto delle partecipazioni, è stato pari a 3.656 milioni di euro, in crescita del 26% rispetto ai 2.903 dell’anno precedente. 145 è il numero delle dismissioni (-19%) in calo rispetto alle 178 del 2015. Lo strumento maggiormente utilizzato per i disinvestimenti, se guardiamo ai volumi, risulta essere la vendita ad altri operatori di private equity ovvero il 54% del totale disinvestito, se prendiamo a riferimento il numero di operazioni, quella a soggetti industriali, (37% pari a 54 exit).

Fonte: www.aifi.it (iscriviti alla newsletter quotidiana Private Capital Today)

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