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ART FOR ALL – IL S. AMBROGIO DI WILDT NEL CORTILE DELLA STATALE

Arte per tutti, così possiamo definire “l’arte pubblica”, dove l’aggettivo “pubblico” sottintende una specifica modalità di presentazione e di fruizione dell'arte: si tratta di opere collocate in luoghi accessibili alla comunità e spesso commissionate da Enti Pubblici (Stato, Comuni, Palazzi di Giustizia, Università, Ospedali e così via).

Si tratta di un’arte situata in luoghi facilmente accessibili da chiunque e molto frequentati, l’opera non è destinata, dunque, a restare “chiusa” tra le pareti di un museo o all’interno di una collezione privata o una mostra/esibizione temporanea, bensì è un’arte che appartiene a tutti e si rivolge all’attenzione, non di un pubblico specializzato, ma dell’intera comunità. Risultano, così, essere luoghi privilegiati spazi come piazze, strade, aeroporti, scuole.. luoghi dove l’opera può essere continuamente fruita da visitatori e passanti.

L’opera deve insediarsi nel tessuto urbano e sociale con un preciso obiettivo di dialogo con ciò che la circonda, l’artista deve interagire direttamente con i possibili fruitori dell’opera e con lo spazio in cui il suo intervento è inserito. L’opera risulta dunque creata e pensata appositamente per quel luogo, diventando così un’opera “site specific”.

La riuscita dell’opera pubblica viene riconosciuta solo con il passare del tempo, infatti l’intervento deve riuscire a trasmettere un pensiero o un’ideologia che riesca a sopravvivere nel tempo, sia per quanto riguarda la conservazione estetica dell’opera, sia per quanto riguarda la persistenza di essa nella memoria collettiva della comunità. Si tratta di un bene impegnativo e collettivo e, come tale, necessita di una partecipazione comunitaria consapevole: la responsabilità non sarà, dunque, solo dell’artista, ma anche della committenza e dei cittadini che vivono il territorio.

L’arte pubblica può essere considerata anche come uno strumento indispensabile per la creazione di un discorso civico che incoraggi il dibattito pubblico e lo scambio di opinioni e favorisca la creazione di momenti di incontro tra arte, cultura e cittadini. Inoltre, dovrebbe coinvolgere la comunità ad un senso di appartenenza ed orgoglio.

L’università degli Studi di Milano, fin dalla sua creazione e progettazione come Ca’ Granda (dal 1456 d.C.), è pensata come una sorta di cantiere di scultura a cielo aperto, una vera e propria ondata di progettazione di arte pubblica accessibile a tutti. Furono, infatti, tantissimi gli scultori e gli artisti che vi lavorarono, nel corso di tutta la storia dell’edificio.

Sicuramente, un caso molto particolare è il gesso monumentale “Sant’Ambrogio” di Adolfo Wildt, che è stato recentemente oggetto di restauro, oggi conservato sotto il portico dell’Università degli Studi di Milano, dove venne collocato dopo la ricostruzione del cortile maggiore, devastato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Il gesso, datato 1928, rappresenta l’opera Prima, il modello preparatorio da cui viene realizzato il “Sant’Ambrogio” presente nella nicchia centrale del Tempio della Vittoria, complesso monumentale considerato come il Sacrario dei Caduti Milanesi durante la Prima Guerra Mondiale, e collocato in Largo Agostino Gemelli, fra la zona absidale della basilica di Sant’Ambrogio e la sede dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. L’intera opera scultorea venne affidata proprio ad Adolfo Wildt, nel 1928, su richiesta dell’architetto Muzio.

L’opera rappresenta il Santo con un aspetto rigido e severo, vestito da tuniche voluminose che ricadono pesantemente sulla sua gamba alzata e ripiegata, poggiata su un cilindro.  Wildt affermò di aver preso spunto, per le vesti, dalle statue togate del IV secolo, che considerava la massima affermazione possibile di sacralità. Sant’Ambrogio stringe nella mano sinistra un pastorale e nella mano destra, il flagello della battaglia di Parabiago.

Il cilindro, su cui poggia il piede la statua, ha una spessa corda a cui sono legate sette serpi intervallate dai nomi dei vizi capitali. Il cilindro, nella versione bronzea del Tempio della Vittoria, poggia su un basamento in cui è inserita l’iscrizione “SANCTVUS AMBROSIVS”.

L’opera ottenne immediatamente un buon successo sia dagli esperti di settore che dalla comunità, dimostrando che l’Università degli Studi di Milano sia stata, ed è tuttora, un crocevia fondamentale per le proposte della scultura pubblica e le sperimentazioni plastiche del capoluogo meneghino.

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Michela Salvaderi

Classe 1992. Laureata in Scienze dei Beni Culturali e Laureanda in Storia e Critica d'arte. Amo tutto ciò che riguarda la cultura, l'arte, la musica e lo spettacolo. Adoro trascorrere intere giornate all'interno di musei e mostre, mi piace perdermi tra i colori ed i profumi della città e visitare città estere.

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