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Assenzio e inchiostro di stampa: Henri de Toulouse Lautrec.

Immergersi in un mondo di musiche, balli, fugaci sguardi e personaggi irripetibili. Questo è Toulouse Lautrec, in esposizione a Verona fino al 3 settembre 2017.

Pittore di cabaret, cantanti, ballerine di cancan, amanti e artisti, Henri de Toulouse Lautrec nacque nel 1864 in una famiglia tra le più abbienti dello scenario parigino. Il suo status di ereditiero gli permise sempre, contrariamente ad altri artisti meno fortunati di lui, di sperimentare ogni sua passione e attitudine, riversate fin dall'infanzia nella produzione artistica. Ciononostante la sua vita, oltre che dai vizi e dall’agiatezza economica, venne sconvolta e condizionata da una malattia ossea congenita, la picnodisostosi, che iniziò a manifestarsi quando il pittore aveva solo dieci anni. Questa malattia lo rese celebre tra i cabaret, che usava frequentare assiduamente, tanto da intrattenere intime relazioni con la cantante Jane Avril e la straordinaria Sousanne Valandon.

Probabilmente questi fattori, aggiunti alla prematura scomparsa del fratello maggiore quando Henri era solo una ragazzino(evento che portò a una mai dichiarata separazione dei genitori), crearono uno sguardo unico nella scena bohémien del tardo ottocento. Le sue opere, nella loro eterogeneità, risultano eccezionali e del tutto rivoluzionarie. Sono immagini passate alla storia, per esempio, le sue locandine che vedono sulla carta l’amata Jane Avril e l’affascinante Aristide Bruant.

A sinistra: locandina del divan japonais. A destra: Aristide Bruant in una delle più celebri opere di Lautrec.

Come mai prima Toulouse Lautrec mostra l’esuberanza del carabet, e il fascino del proibito, il mistero dietro la sciarpa rossa dell’arista dell’Eldorado, locale simbolo dell’epoca di Lautrec.In esse dunque vi si può scorgere tutto il pensiero dell’artista: una rappresentazione viva del mondo nel quale viveva, fatto di ballerine e vizi, di assenzio e musica, di arte e di dannazione.

"Dopo l'assenzio, l'odore che gli piaceva di più era quello dell'inchiostro di stampa."

È infatti facile, credere di essere noi stessi nella bohémien ottocentesca parigina passando tra i suoi ritratti di amici e amanti. Le tecniche che Henri nella sua vita sperimentò sono innumerevoli : prediletta la litografia, poi schizzi a penna o a matita, dipinti.Per lui l'arte non poteva ridursi ad un univoco stile, era eclettica,poliedrica,viva e soprattutto in continuo cambiamento: era tutto ciò che lui da solo non poteva provare o  vivere essendo condannato dalla malattia di cui era affetto.Nella serie di opere che si focalizzano sui cavalli ciò è palese: Lautrec raffigura ciò che non può vivere in prima persona.

"Quando la mia matita si muove bisogna lasciarla andare. Niente di più!"

L’esposizione, che si trova al museo AMO, museo dedicato all’opera lirica, pare essa stessa un disegno di Toulouse Loutrec: concentrandosi principalmente sulla produzione di Lautrec in campo grafico, sfoggia colori e sfumature rubate ai locali della bohémien parigina, lampioni poetici che illuminano le stanze, ballerine di cancan, immagini ai limiti del pudore di un’epoca che oggi possiamo vedere solo in un nostalgico Midnight in Paris. 

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