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Attentato a Manchester: colpita la città della musica

Ieri notte, Lunedì 22 Maggio, il mondo della musica ha assistito ad un'altra tragedia portatrice di morte e sofferenza.

La follia di un Kamikaze ha colpito ancora, questa volta, dopo la strage avvenuta due anni fa a Parigi, a Manchester, durante il concerto della giovanissima popstar Americana, Ariana Grande, idolo dei teenager.

Alla fine dell’esibizione, una fortissima esplosione ha sconvolto la Manchester Arena, un palazzetto coperto capace di contenere oltre 21.000 persone. Il bilancio dell’attentato è di 22 morti e 60 feriti.

Inutile dire che il pubblico che assistiva era formato per la maggior parte da giovani e giovanissimi innocenti, desiderosi di trascorrere una serata all’insegna della musica,pieni di speranza per un futuro che non è ancora stato scritto, hanno invece trovato la morte, senza un perché che non rasenti la follia.

«Distrutta. Dal profondo del mio cuore sono disperata. Non ho parole». Questo il tweet pubblicato da Ariana Grande nella notte. La popstar aveva in programma un concerto a Londra giovedì 25 maggio che è stato sospeso, così come tutto il tour europeo, compresi anche i due concerti previsti in Italia il 15 e il 17 giugno, a Roma e Torino.

Il ritmo è la cosa che più si avvicina alla vita, e durante i concerti sembra diventare un tutt’uno con lo scalpitare del nostro cuore vivo: la musica ci rende più vivi, ci fa provare emozioni.

La musica e la morte sono due concetti in antitesi tra di loro e non dovrebbero mai essere associati ad eventi del genere.

Il nuovo sindaco di Greater Manchester, il laburista Andy Burnham ha commentato il tragico evento così: 

“ È stato un «atto malvagio» che ha preso di mira i bambini, le vittime «erano bambini, giovani e le loro famiglie che i responsabili hanno scelto di terrorizzare e uccidere».

Non ci sono parole di fronte ad azioni di un calibrò così disumano.

L’unica cosa che possiamo fare in questo momento è fare musica.  

Continuerò a dirlo: davanti a questi eventi, non dobbiamo fermare la musica, che è il più grande strumento di comunicazione mai posseduto dall’essere umano.

Veronica Perazzolo

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Veronica Perazzolo

Un'artistoide dall'indole nomade . Non amo la caoticità della città, vivrei perennemente a piedi scalzi, con la biografia di qualche veterano della " summer of love" e Neil Young in sottofondo. Non amo calpestare lo stesso suolo troppo a lungo. Filosofa a tempo perso e cantante soul a tempo.. indeterminato. Vivo tra l'Italia e l'Australia da cinque anni, sempre alla ricerca di quelle " Good Vibes" tra concerti, festival e amicizie singolari. Sono sempre più convinta di essere nata nell'epoca sbagliata. Gli anni 70 avrebbero fatto più al caso mio.

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