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Aumentano i controlli per garantire il diritto allo studio

Dagli affitti in nero allo spostamento di residenza per pagare meno tasse, in aumento i controlli della Guardia di Finanza per tutelare il diritto allo studio di coloro che necessitano realmente del welfare universitario

Secondo il Rapporto sui costi degli Atenei italiani relativo al 2016 di Federconsumatori, nel nostro Paese ci sono circa 600.000 ragazzi che frequentano Università situate in province diverse da quella di residenza. Il report mette in evidenza alcuni dati secondo cui a carico degli studenti fuori sede ammontano mediamente a poco più di 8500 euro l’anno. I costi comprendono l’affitto e le utenze, i trasporti, i libri e il materiale didattico nonché altre spese quotidiane, come quelle per l’alimentazione e la socialità. Le spese che lo studente fuori sede deve sostenere variano soprattutto in base alla fascia di reddito – per il calcolo delle tasse universitarie – ma soprattutto alla città scelta come sede degli studi, poiché gli affitti e il costo della vita possono variare in misura consistente da una città all’altra e da Nord a Sud.

Questi dati, tuttavia, non tengono conto di un mondo sotterraneo fatto di affitti in nero e frodi su borse di studio. Una ricerca effettuata da Skuola.net dello scorso anno, ha stimato che solo uno studente che paga l’affitto su sette dichiara di non avere regolare contratto e il 26% non denuncia l’irregolarità perché ha paura di perdere l’alloggio.

Di non molto tempo fa è la notizia di 49 studenti denunciati a Catania per truffa su borse di studio. Secondo la legge nazionale lo studente lavoratore che abbia abbandonato il nucleo familiare da almeno due anni e che possa dimostrare di avere un reddito proprio, è beneficiario di borsa di studio. A Catania, agli studenti bastava un semplice cambio di residenza – spostandola a casa dei nonni, ad esempio – per ottenere la borsa di studio.

In questo quadro complesso e spesso difficile da decifrare, degni di nota sono gli interventi che la guardia di finanza sta attuando con singoli atenei e con gli enti territoriali per il diritto allo studio. Nell’ambito di queste collaborazioni è recente il risultato ottenuto dai controlli effettuati dai Reparti della Guardia di Finanza della Campania in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”: sul campione di oltre 140 studenti, nel 50% dei casi sono state riscontrate dichiarazioni attestanti situazioni di “falsa” indigenza, addotte per ottenere le agevolazioni previste dalla legge. L’Università si è impegnata nel continuare a fornire i nominativi degli studenti che hanno beneficiato di prestazioni per il diritto allo studio, segnalando in particolare le posizioni “sospette”, rinnovando il Protocollo d’Intesa tra il Comando Regionale delle Fiamme Gialle e la Parthenope.

È bene ricordare che i raggiri che si fanno per ottenere illecitamente benefici monetari sono perseguibili, costituiscono infatti responsabilità amministrativa e/o penale per reati di truffa e falso. Le operazioni appena esposte e cioè il godimento indebito di sovvenzioni statali finalizzate ad agevolare fasce sociali in condizioni economiche sfavorevoli, causano danni sia all’Erario e di riflesso alla popolazione, specialmente agli studenti che delle borse di studio hanno davvero bisogno. Per difendere il diritto allo studio c’è quindi bisogno di impegno da parte dello stato e anche da parte delle università.

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Martina

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee. I tulipani bianchi, i laghi, i lamponi, i colori dell’autunno, le tragedie greche, la pizza. Costantemente alla ricerca della leggerezza, adoro leggere, ascoltare e raccontare. Amo la bellezza, che uso come criterio con il quale comporre la mia vita.

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