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BESSIE SMITH E IL PATTO CON IL BLUES

Bessie Smith, cantante nera, cresciuta in povertà, divenne tra le prime interpreti femminili della storia del Blues. 

Non a caso venne soprannominata l’Imperatrice del Blues per la sua voce elegante e imponente che influenzò la musica americana successiva.

Il critico jazz per antonomasia,  Arrigo Polillo, nel suo sul saggio “Jazz, la vicenda e i protagonisti della musica afro-americana “la descrisse così: “Bessie Smith sfoggia le sue straordinarie qualità di cantante drammatica, spesso tragica, dotata di una voce cupa e potente, di grande espressività. Con lei il blues diventò arte, così come, negli stessi anni, diventò arte, per merito di Louis Armstrong il jazz strumentale. Un’arte perfettamente comprensibile dall’umile pubblico cui si indirizzava…” 

 

Ed era proprio così. La sua voce imponente e cupa ispirò tutte le generazioni successive: da Billie Holiday, a Ella Fitzgerald, da Janis Joplin a Norah Jones

Un’artista poliedrica che con la sua forte personalità. Ottenne da subito un vasto consenso da parte del pubblico, in un modo inaspettatamente trasversale. Infatti negli stati meridionali la cantante era molto apprezzata  sia dal pubblico nero ma anche dagli ascoltatori bianchi.

 

Visse i primi anni di vita in povertà, da una madre vedova con sette fratelli. Si diede al canto come fonte di sostentamento materiale, diventando poi professionista e girando gli Stati del Sud assieme a varie compagnie. Nel 1923 trasferitasi ad Harlem, venne ingaggiata dalla Columbia Records ed incise il suo primo album “Down Hearted Blues” che ebbe un enorme successo. La sua fama continuo grazie alla sua versatilità. Ebbe la fortuna di accompagnare grandi nomi come Louis Armstrong e Fletcher Henderson.

La crisi di Wall Street mise in ginocchio L’America e anche la sua musica. Morì a causa di un incidente d’auto lasciando all’America e al mondo intero i suoi capolavori intramontabili.

 

Tra le sue incisioni più famose e importanti è benericordare almeno Jail house blues (1923), Weeping willow blues (1924), My man blues (1925) e quellerealizzate con Louis Armstrong, ovvero Cold in hand bluesCareless love bluesNashville women’s bluesain’t gonna play no second fiddleJ.C. Holmes e St. Louis blues.

 

Veronica Perazzolo

 

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Veronica Perazzolo

Un'artistoide dall'indole nomade . Non amo la caoticità della città, vivrei perennemente a piedi scalzi, con la biografia di qualche veterano della " summer of love" e Neil Young in sottofondo. Non amo calpestare lo stesso suolo troppo a lungo. Filosofa a tempo perso e cantante soul a tempo.. indeterminato. Vivo tra l'Italia e l'Australia da cinque anni, sempre alla ricerca di quelle " Good Vibes" tra concerti, festival e amicizie singolari. Sono sempre più convinta di essere nata nell'epoca sbagliata. Gli anni 70 avrebbero fatto più al caso mio.

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