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BILLIE HOLIDAY: UNA VOCE RIVOLUZIONARIA

Con l’affermazione del blues, i temi dell’uguaglianza e dell’integrazione trovarono un significativo veicolo di comunicazione nella musica. In una società come quella americana che negava agli afroamericani la dignità, l’uguaglianza e persino i mezzi per conquistarla, le grandi cantanti blues come “Nina Simone, Bessie Smith, Billie Holiday e molte altre dovevano il loro successo e la loro popolarità proprio all’intima conoscenza e personale esperienza “blues” della vita degli afroamericani; esse divennero simboli e portavoci della comunità nera e avrebbero contribuito grandemente a indicare alle donne un lento e difficile processo di emancipazione.

La prima che si espose contro le forme di violenza più crude nei confronti dei neri è stata Billie Holiday

Nessuno meglio di lei sapeva il significato della sofferenza, A soli dieci anni fu violentata da un inquilino della madre e giudicata corrotta fu rinchiusa in un riformatorio. Divenne una giovane prostituta che poi, per caso, venne assunta come cantante in un locale di Harlem .

Era il 1939, anno in cui il cinema celebrava una pacifica coesistenza tra bianchi e neri con il film “ Via col Vento”, ma la verità era un’altra. Le tragedie del razzismo e del Ku Klux Klan vengono portati in musica da una canzone durissima, dal testo crudo e cantato dalla voce sofferta di Billie Holiday. Nessuna casa discografica, infatti, all’inizio accetta di pubblicare il brano. La cantante, però, crede molto nel potere di quelle parole e continua a cantarlo.

Strange fruit” parlava dei neri linciati, appesi come “ strani frutti” agli alberi poco fuori dalla città. Il testo gira completamente intorno a questa metafora e solamente alla fine della canzone si capisce che lo “strano frutto” penzolante dall’albero è il cadavere di un nero impiccato.

Il testo è crudo e straziante  solo il modo di cantare così sofferto e pieno di pause della Holiday poteva rendere giustizia a quei versi. Purtroppo la denuncia razziale era ancora un tabù per l'epoca, nonostante venne successivamente definita come la prima canzone di protesta, "la prima significativa protesta in parole e musica, il primo lamento non tacito contro il razzismo".

La diffusione di “ Strange Fruit”,ha impresso un’impronta fondamentale  perché combinava elementi di protesta e di resistenza al centro della cultura musicale dei neri, avviando così un processo di riappropriazione delle origini africane e del culto della diaspora  riportato alla luce solo anni dopo dal “be bop” e soprattutto negli anni '60.

Veronica Perazzolo

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Veronica Perazzolo

Un'artistoide dall'indole nomade . Non amo la caoticità della città, vivrei perennemente a piedi scalzi, con la biografia di qualche veterano della " summer of love" e Neil Young in sottofondo. Non amo calpestare lo stesso suolo troppo a lungo. Filosofa a tempo perso e cantante soul a tempo.. indeterminato. Vivo tra l'Italia e l'Australia da cinque anni, sempre alla ricerca di quelle " Good Vibes" tra concerti, festival e amicizie singolari. Sono sempre più convinta di essere nata nell'epoca sbagliata. Gli anni 70 avrebbero fatto più al caso mio.

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