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Brexit, cosa cambierà per noi studenti italiani?

Dopo la Brexit che ne sarà di noi studenti e giovani lavoratori? Nessuno sa con certezza le conseguenze, ma si possono fare delle previsioni. Eccole

La Gran Bretagna è fuori. L’Unione Europea si ritrova in piena notte senza uno dei principali capisaldi di quest’alleanza e le conseguenze più pesanti saranno sicuramente per l’economia e le imprese. Ma tralasciando le macro conseguenze che inevitabilmente la Brexit si porterà dietro, i primi cambiamenti con cui i cittadini avranno a che fare saranno molto più pratici.

Finora ci sentivamo a casa ovunque: il passaporto dell’Unione Europea consentiva libertà di movimento e di lavoro in questo Paese, come negli altri 27 stati membri della Ue. Sono tre milioni i cittadini comunitari che vivono nel Regno Unito e probabilmente altrettanti che vorrebbero partire alla scoperta di questo Stato. 
Cosa accadrà a tutti loro? Nessuno lo sa con certezza, ma si possono fare previsioni.

Per tutti gli studenti che hanno intenzione di lasciare l’Italia per frequentare le importanti università britanniche i cambiamenti saranno sia di carattere burocratico che economico. Prima di tutto, sarà necessario ottenere un visto per studenti che permetta a tutti di vivere e circolare nel Paese. In più, i giovani italiani non potranno più beneficiare delle agevolazioni economiche riservate fino a oggi ai cittadini membri dell’Ue; come, ad esempio, il prestito statale da 9mila sterline annue per coprire i costi
della retta universitaria. Fino ad oggi, gli italiani che si recavano in U.K. per studio potevano usufruire di questo prestito da restituire gradualmente solo dopo la fine degli studi e solo nel caso in cui si fosse trovato un lavoro con uno stipendio che superasse un certo limite minimo prestabilito. Ora, per un italiano, fare l’università in Gran Bretagna sarà ancora più difficile e più costoso.

Un altro degli effetti collaterali della Brexit sarà, quasi certamente, la preclusione agli studenti britannici, di accedere al progetto Erasmus, perdendo, così, quella grande opportunità di "integrazione delle menti" che unisce tutte le università dell'Unione Europea. 
Di riflesso si spengono anche i sogni di moltissimi universitari desiderosi di studiare nelle università del Regno Unito e che nel prossimo futuro dovranno passare, con tutte le difficoltà del caso, dalle procedure d'ammissione internazionali.

Dulcis in fundo, anche per tutti quei giovani che vogliono partire ed emigrare nel Regno Unito per cercare lavoro le cose saranno complicate. Non potranno più partire alla volta della capitale con una sistemazione provvisoria e mettersi a cercare lavoro; quest’ultimo bisognerà cercarlo e ottenerlo con sicurezza prima di partire. Questo porterà moltissimi dei giovani che ogni anno partono per Londra e per il Regno Unito a scegliere un’altra destinazione.

Per ora, comunque, la situazione rimane solo un grosso punto di domanda. Tutti noi studenti e tutti i ragazzi che vogliono partire alla volta del Regno Unito per cercare lavoro non possono fare che attendere e vedere gli sviluppi, positivi o negativi che siano, di questa Brexit.   

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Miriam Tagini

Università Cattolica. Studente di Linguaggi dei Media. Ritardataria e sognatrice di professione. Determinazione è la mia parole d'ordine. Sono convinta che ognuno di noi, anche se nel proprio piccolo, ha le potenzialità di stravolgere la propria vita e cambiare il mondo. Mi piace essere circondata di parole, con le quali cerco di raccontare la realtà che vivo quotidianamente. Cosa voglio fare da grande? La giornalista, ovvio.

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