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Caso Spotlight apre la rassegna “Statale cinema”

Si è aperta nella sera di lunedì 3 Ottobre 2016 La Statale cinema, appuntamento annuale organizzato da Unimi che prevede quattro proiezioni gratuite, una a settimana (http://www.unimi.it/news/4250.htm), corredate da commento e dibattito.                              

A inaugurarlo è stato il film Il caso Spotlight, del 2015 di Thomas McCarthy, vincitore del premio Oscar di quest’anno come miglior film e migliore sceneggiatura originale.          

Tratto dall’omonimo scandalo verificatosi realmente a Boston tra il 2001 e il 2002, ha il suo fulcro nell’indagine, compiuta da un team di giornalisti del  Boston Globe chiamati, appunto, Spotlight – con cui vinsero, nel 2003 il Premio Pulizer di pubblico servizio al quotidiano -  su casi di pedofilia avvenuti ad opera di sacerdoti della diocesi, sui quali non è mai ricaduta alcuna condanna.                                                                                            

Da queste premesse, inizialmente sottovalutate e diminuite della loro vera portata e importanza, si apre uno scenario che ha dell’incredibile, con ritrovamenti di prove insabbiate dalle istituzioni ecclesiastiche, un numero di abusati che è di gran lunga superiore a quello delle prime previsioni e all’incapacità, per cavilli burocratici e segreti d’ufficio, di cambiare il sistema,  che sembra invalicabile.

Un film dalla tematica molto delicata e attuale, ma trattata in modo particolare dal regista: non presenta un giudizio, ma espone, come se fosse una telecronaca, i fatti avvenuti e le responsabilità dell’accaduto, da ricercarsi sia nel ”cancro” interno alla Chiesa, ma anche nel silenzio della società che ne era al corrente e dello stesso Globe, che non aveva dato peso a precedenti avvertimenti.

Sono questi i temi su cui si è concentrato il dibattito che ha seguito la proiezione, in cui sono intervenuti Mons. Paul Tighe, segretario aggiunto del Pontificio Consiglio della Cultura e Armando Massarenti, direttore del domenicale de “Il Sole 24 Ore”, il quale ha sottolineato che questo tipo di denuncia, in Italia soprattutto, diventa difficile in quanto sia Tv che giornali sono soggetti a un controllo che non permette a outsiders –come i giornalisti del Globe – di essere ritenuti credibili e in grado di migliorare la situazione.        

Dal punto di vista puramente giornalistico, infatti, i componenti di Spotlight hanno fatto qualcosa di nuovo ma di fondamentale: non denunciare piccole realtà, ma cercare materiale e prove su tutto il sistema che stava al vertice della diocesi di Boston, e che copriva i preti incriminati. In questo modo la notizia ha –e nel caso interessato ha avuto – una portata a livello mondiale, ha spinto a ricerche di abusi in tutto il mondo, come viene evidenziato, poco prima dei titoli di coda, da una lunga lista di città in cui sono stati trovati casi di pedofilia a opera di sacerdoti. Emblematica, che porta con sé la veridicità di tutto l’accaduto, è la mancanza nella lista di città italiane, e il fatto che l’arcivescovo di Boston, Bernard Francis Law, a seguito dello scandalo, sia stato trasferito proprio nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.       

Radicale è stato l’intervento di Mons. Paul Tighe, che si è concentrato sul concetto di abuso di potere da parte della Chiesa, sostenendo che “avrà sempre problemi quando sarà vicina al potere, che l’ha portata a non vedere i poveri, le prime vittime proprio perché ritenute, dalla società, poco credibili”.                             

La stessa società – evidenziata anche nel film – che sa ma tace, per paura o per rispettabilità, in cui gli outsiders, come il gruppo Spotlight  (ovvero mettere qualcosa in luce) sono indispensabili.

 “Serve qualcuno esterno al sistema che vigili” sostiene Mons. Tighe, sottolineando che l’abuso su minori non è solo fallimento morale, ma anche un crimine che deve essere punito dalla legge dello Stato.

Indicativo che qualcosa, dopo il caso del 2001, stia cambiando, è la composizione di una commissione, istituita dalla Chiesa, contro la pedofilia, che ha obbligato tutte le parrocchie a vedere, non a caso, proprio Il caso Spotlight.

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Isabella Gavazzi

Università degli Studi di Milano - Arriva dalla verde Valtellina, da tre anni fuori sede nella grande Milano. Al primo anno di Scienze della Musica e dello Spettacolo, è appassionata a tutto ciò che questo campo comprende. Suonatrice di sax a tempo perso, sogna di avere giornate di 48 ore, in modo da fare tutto quello che le piace. Scrivere, andare a teatro, ascoltare musica: ecco cosa vuole fare da grande.

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