Ti trovi qui: / / Copiare è meglio che sperimentare

Copiare è meglio che sperimentare

Drastico calo delle tesi sperimentali “originali” in Italia: i nuovi sistemi antiplagio degli atenei.

La causa principale del netto calo di elaborati finali di tipo “sperimentale-originale”è presumibilmente riconducibile al sostanzioso disinvestimento dell’Italia in campo scientifico e più nello specifico al netto calo d’investimenti che nell’ultimo decennio ha investito il mondo della ricerca scientifica. Benché infatti in Italia, facoltà scientifiche come ad esempio quella di medicina aprano le porte a settemila nuovi immatricolati ogni anno, le tesi sperimentali originali annue che si contano nel nostro paese sono poco più di un migliaio.

Come è possibile? Che tipo di elaborati finali producono gli studenti che non fanno parte del gruppo definito degli “originali”?

Parlando di numeri, è sufficiente pensare che nel 2015 il MIUR (Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca) ha stanziato solamente 32 milioni di euro per i bandi pubblici di progetti di ricerca di interesse nazionale sia per quanto riguarda le Scienze della Vita, come Biologia o Medicina sia per quanto riguarda le Scienze Naturali come la Fisica e la Matematica; l’ importo è da considerarsi sostanzialmente irrisorio se si calcola che con un budget del genere si è in grado di sostenere e finanziare non più di quattrocento gruppi di ricerca scientifica all’anno che possono produrre un massimo di milleseicento nuove tesi originali (ipotizzando, come è di consueto, tre o quattro studenti per gruppo).

Questo tipo di disinvestimento e la decadenza economica del settore fan si che il restante 75% degli studenti che arriva al termine del percorso di studi, produca un elaborato conclusivo non originale (caratteristica, per altro fondamentale dello stesso elaborato) praticando un comodo ma poco stimolante copia-incolla di lavori altrui. Fenomeno reale e in crescita, l’attingere troppo fedelmente a fonti di ricerca, spesso neanche troppo verificate, prende dunque pericolosamente piede anche in materia scientifica, anche se, magra consolazione, non è questa una peculiarità italiana e tantomeno una storia nuova. 

Scandali di questo tipo infatti hanno screditato nomi internazionali come Pàl Schmitt presidente ungherese costretto alle dimissioni per aver copiato la sua tesi di laurea ventiquattro anni fa, o come il tedesco Karl Theodor zu Guttenberg, ministro della Difesa in Germania dimessosi per aver copiato l’elaborato finale del suo Dottorato.

Come ovviare il problema?

Da un punto di vista generale, la tecnologia ci viene in aiuto. Sono stati creati infatti alcuni software antiplagio come quelli forniti dal sito www.turnitin.com , un servizio che sottopone i testi che gli studenti presentano ai professori ad un controllo della fonte e ad eventuali controlli di copiatura da altri lavori presenti online. Questo sistema è usato e reso obbligatorio in tutte le Università della Nuova Zelanda e nei paesi anglosassoni anche per i ragazzi del liceo.

La questione ha preso piede anche in Italia grazie anche ad un’inchiesta portata avanti dalla società francese Six Degres che ha analizzato gli elaborati finali di laurea presenti sul Web, rivelando che per l’Italia la percentuale di lavoro copiato è del 5% per una tesi su due.

Alcuni atenei italiani si stanno lentamente adeguando attraverso i nuovi sistemi antiplagio:  Bologna, Firenze e L’università Cà Foscari di Venezia hanno cominciato ad utilizzare questo tipo di software anche se al momento solo in via sperimentale.

Da un punto di vista più specifico, quello dell’investimento scientifico, la questione è più ampia. La carenza di fondi a supporto della ricerca come principale causa della mancanza di possibilità di approfondire elaborati scientifici specifici, evidenzia prevalentemente l’assenteismo delle infrastrutture per la cultura e lo sviluppo nel nostro paese. La lotta al plagio deve essere intesa come valore intrinseco nella società e come marchio di serietà, qualità e prestigio degli atenei. 

Licenza Creative Commons
Condizioni d'uso e riproduzione

Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

Digital Transformation in the Hospitality industry - Workshop

"From Keyless to Hotel & Vacation Rentals Automation"

Workshop - Digital transformation in the fashion industry

How to exploit DTC, the new paradigm in the retailing industry