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Cos'è successo alla musica durante la marcia di Washington?

Cinquanta anni fa, nel luogo simbolo della memoria degli Stati Uniti d’America. Se è vero che la memoria collettiva della nostra società è scritta dalle grandi parole della storia, quello di Martin Luther King è stato forse il più importante discorso politico mai pronunciato, frasi che hanno cambiato per sempre la storia dei diritti civili e umani.

In quell'occasione il leader afro-americano pronunciò al Lincoln Memorial il suo storico discorso have a dream, sostenendo l'armonia razziale. Un discorso di diciassette minuti davanti a trecento mila persone concluso con queste storiche parole.

Oltre al discorso del reverendo King e degli altri attivisti neri, il programma dell’evento fu ricco di performance musicali, di artisti di colore (Mahalia Jackson, Odetta e Marian Anderson), ma soprattutto di folk singersbianchi. Della performance di Joan Baez, che canta l’inno del movimento “We shall overcome” e “Oh freedom”. La regina del folk, la grande star della musica di protesta, era accompagnata da un giovane cantautore folk di cui era innamorata: Bob Dylan.

Invitato sul palco venne introdotto come “ un giovane cantante di New York” . 

E Dylan canta, accompagnato nei cori dalla Baez, una canzone di protesta devastante, scritta in una sola notte: “When the ship comes in”.

Joan Baez racconta in “No direction home”, il documentario di Martin Scorsese sulla vita di Dylan, che cercavano una camera per la notte in un hotel e gli albergatori non fecero problemi ad accordare una stanza alla regina del folk, ma non ne volevano sapere di un giovanotto con i capelli arruffati e con l’aria da straccione. Per rabbia Bob Dylan scrisse questa canzone. In una notte.

Riporto la traduzione di qualche verso:

Oh i nemici si alzeranno
Con il sonno ancora negli occhi
E dai letti si scuoteranno
e penseranno di stare sognando.
Ma si pizzicheranno e grideranno
E sapranno che è vero,
l’ora in cui la nave arriverà in porto.

 

La musica anche questa volta diventò protagonista della scena nonché diretta responsabile del risveglio degli animi, che da quel momento in poi si lasciarono travolgere dal desiderio di cambiamento e di libertà.

Veronica Perazzolo 

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Veronica Perazzolo

Un'artistoide dall'indole nomade . Non amo la caoticità della città, vivrei perennemente a piedi scalzi, con la biografia di qualche veterano della " summer of love" e Neil Young in sottofondo. Non amo calpestare lo stesso suolo troppo a lungo. Filosofa a tempo perso e cantante soul a tempo.. indeterminato. Vivo tra l'Italia e l'Australia da cinque anni, sempre alla ricerca di quelle " Good Vibes" tra concerti, festival e amicizie singolari. Sono sempre più convinta di essere nata nell'epoca sbagliata. Gli anni 70 avrebbero fatto più al caso mio.

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