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Così muoiono i giornalisti in Messico: Anabel Hernández in Unimi

Nella giornata di Giovedì 19 maggio, presso la sede di Via Conservatorio, si è tenuta una conferenza, organizzata da CROSS e Libera, sulla situazione messicana, con un'ospite d'eccezione, la giornalista Anabel  Hernández, intervistata da Nando dalla Chiesa e Thomas Aureliani.

Il focus iniziale si è concentrato sulla figura della giornalista che, dopo aver pubblicato, nel 2010, “I signori del Narco”, contenente le inchieste svolte sul tema, si è dovuta trasferire negli Stati Uniti per minacce di morte.

Come può la gente essere libera di pensare e giudicare?

La strage di giornalisti è una delle tante piaghe che affliggono il paese, anche se risulta ancora più sconvolgente scoprire chi siano i committenti : non sono i cartelli della droga ma lo stesso governo, sia locale che federale, che agisce per paura che venga alla luce la corruzione presente, commissionando assassinii brutali per spaventare e imporre ancora più silenzio, non permettendo alla società di sapere la verità.

I motivi alla base di questa situazione sono da ricercare nella storia degli ultimi quarant'anni: dagli anni '70 a oggi, parte della colpa della situazione messicana è degli USA che, per contrastare il governo filocomunista del Nicaragua, si accordarono con cartelli messicani e colombiani per finanziare la rivolta anticomunista del paese, offrendo in cambio il libero ingresso negli Stati Uniti della droga. Negli anni '80 ci fu la svolta: con la chiusura delle rotte caraibiche della cocaina colombiana verso gli Stati Uniti (1984), il Messico risultò essere il centro del transito, iniziando il processo di corruzione del governo, illuso che, se la droga veniva commerciata all'estero, la nazione non avrebbe avuto particolari problemi. Ciò comportò cartelli sempre più ricchi e influenti, con unica novità negli anni 2000, con il cambio di governo e i primi presidenti di centro destra che cambiarono gli equilibri, iniziando a dichiarare guerra alla droga per salvaguardare la sicurezza pubblica.

Questo perché ci riguarda?

Il Messico sembra lontano dalla nostra realtà, essendo dall'altra parte del mondo e poco presente sui nostri giornali e televisori. Interessa anche noi perché, ormai, il denaro prodotto dal narcotraffico è presente ovunque, soprattutto da quando il mercato americano non cresce e si cerca di portare i prodotti in Europa, nuova “piazza” in cui vi è molta richiesta, in particolar modo di droghe di sintesi. Su questo aspetto, legato anche alla legalizzazione della marijuana, si è concentrata Anabel Hernández, sostenendo che è falso pensare che in questo modo si possano combattere i cartelli e la criminalità, poiché significa riconoscere con una legge che tutto il mondo è corrotto e permettendo agli “impresari” della droga di arricchirsi ancora di più.

Secondo Hernández, che ormai da anni studia le dinamiche del fenomeno, bisognerebbe confiscare i conti bancari dei narcos, in modo da fermare questa macchina che sta portando non solo alla distruzione del Messico, ma dell'intero sistema mondiale.
Una situazione tragica in cui intravede una via d'uscita: grazie alla cooperazione tra stati e la vicinanza reciproca, si può iniziare a contrastare la violenza e l'illegalità, cambiando un sistema fino ad ora visto come intoccabile.

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Isabella Gavazzi

Università degli Studi di Milano - Arriva dalla verde Valtellina, da tre anni fuori sede nella grande Milano. Al primo anno di Scienze della Musica e dello Spettacolo, è appassionata a tutto ciò che questo campo comprende. Suonatrice di sax a tempo perso, sogna di avere giornate di 48 ore, in modo da fare tutto quello che le piace. Scrivere, andare a teatro, ascoltare musica: ecco cosa vuole fare da grande.

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