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Dall'Iran all'Italia per poter studiare

Araz Ekinçi è il nome di fantasia che abbiamo scelto per raccontare la storia di un ragazzo ventiseienne dell’Azerbaijan del Sud, una piccola regione dell’Iran popolata prevalentemente da Azeri, arrivato in Italia nel 2012 con un visto da studente. Cosa ti ha portato a lasciare il tuo Paese? Principalmente problemi politici. Ho avuto diverse difficoltà ad entrare nelle Università Iraniane poiché ero apertamente oppositore del governo. Ho partecipato a svariate manifestazioni e successivamente sono stato segnalato alle autorità, non per atti di vandalismo, ma semplicemente perché esprimevo un’idea.  Quando ti succede una cosa del genere in un paese come l’Iran ti vengono precluse tante opportunità e la cosa più conveniente è ‘cambiare aria’. Perché proprio Milano e perché Scienze politiche ? Due dei miei fratelli vivevano già a Milano per lavoro e non mi sono fatto sfuggire l’opportunità di raggiungerli. Al principio ho intrapreso la facoltà di lingue moderne, ma stavo ancora imparando l’Italiano e ho avuto notevole difficoltà a studiare contemporaneamente anche l’inglese e francese; così, dopo un anno, ho voluto cambiare strada optando per Scienze politiche. Come ti sei trovato in Italia inizialmente? Hai avuto difficoltà con la lingua o nelle relazioni interpersonali? Imparare l’italiano è stata un’impresa. A Teheran avevo seguito due corsi di livello base, ma una volta giunto a Milano pensavo di aver studiato la lingua sbagliata: non capivo niente. Ho fatto fatica ad inserirmi poiché in generale le persone non vogliono relazionarsi con qualcuno che stenta a comunicare, ma penso che sia normale e non faccio loro una colpa.  Solo col tempo sono riuscito a creare dei veri legami di amicizia. Questo problema della lingua ti avrà penalizzato anche negli studi…  Come sono i professori nei confronti di uno studente che ha poca dimestichezza con l’italiano? Dipende da chi trovi di fronte. C’è chi è più comprensivo e chi più esigente. Non credo che sia giusto regalare i voti, ma nemmeno pretendere la perfezione. Riesci a svolgere qualche lavoro quando non sei impegnato negli studi? Sì, attualmente lavoro nell’attività di famiglia.  E’ difficile conciliare gli impegni lavorativi con quelli di studente, ma c’è un affitto da pagare e qualche sacrificio va fatto. Com’è il sistema universitario Iraniano?  Che differenze ci sono con quello italiano? Le università sono numericamente inferiori rispetto a quelle italiane e qualsiasi facoltà prevede dei ferrei test d’ingresso. Per il resto sono molto simili, l’unica grande differenza è che non esistono università laiche e penso che questo sia un po’ limitante. Se guardi il tuo futuro vedi l’Italia oppure una volta terminati gli studi pensi di fare ritorno al tuo Paese? La mia idea è sempre stata quella di arricchirmi attraverso questa esperienza per poi rientrare a casa. Ora in Italia mi trovo benissimo, ma mi sento in dovere di tornare in Iran. La nostra popolazione non è veramente libera e ha bisogno di giovani menti che siano ispirate da idee fresche.
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Samuele Casadei

Università degli Studi di Milano. Studente di Scienze Politiche. Dietro il tipico tamarro di periferia si cela un sentimentalone amante della poesia e della natura. Ritiene la musica l’arte più incantevole di tutte e si diletta nell’ascolto dei gruppi Indie più disparati. Sa di non sapere, quindi sa.

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Via https://www.forbes.com