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Erasmus+, saranno gli studenti a risollevare l'Unione Europea?

Molti di voi probabilmente non l’avranno nemmeno sentito nominare però, dal 2009, esiste l'Erasmus + Placement, ossia un soggiorno all'estero finanziato dall'UE, che offre la possibilità di prendere contatto col mondo del lavoro. Il programma sta avendo sempre più successo proprio grazie ai tanti giovani studenti europei che, preoccupati dagli scenari futuri imposti dalla congiuntura economica, hanno deciso di partire per migliorare i propri curriculum attraverso un’esperienza lavorativa all’estero.

"Addio giovedì sera passati nelle discoteche di Salamanca o Goteborg, adesso qui si lavora".

Il progetto dal 2009 è sempre andato in crescendo per numero di partecipanti e fondi stanziati. Solo in Italia nel 2015 si è stato registrato un +11% di studenti che hanno frequentato un tirocinio all'estero.

Ogni ateneo italiano indice un bando annuale, dove sono presenti varie destinazioni ed enti che possono essere scelti dallo studente come luogo di lavoro. Sono richiesti, come nell'Erasmus tradizionale, il CV, un certificato del livello di lingua (in base alle destinazione scelta), gli esami sostenuti, i CFU fino a quel momento conseguiti e una lettera motivazionale.

La retribuzione minima durante il soggiorno all'estero è di 500 € al mese e l’occupazione è garantita proprio grazie alle convenzioni stabilite dalle università.

Questo programma UE si pone l’obiettivo di colmare l’enorme distanza tra mondo accademico e mondo del lavoro e pare che le cose stiano funzionando piuttosto bene sino ad ora.

Lo studente, una volta rientrato dall’esperienza di placement, oltre ad aver acquisito competenze in ambito lavorativo (scordatevi lo stage fatto di fotocopie e caffè portati al capo), avrà imparato anche a gestire la propria vita in maniera autonoma. Non finisce qui, in alcuni casi, è possibile che lo studente venga assunto direttamente dall'ente che lo ospitava.

Il progetto va così a distruggere quello stereotipo, talvolta vero, ma il più delle volte esagerato, del giovane europeo che si da alla pazza gioia, ogni sera in una discoteca diversa, grazie ai fondi di 'mamma UE'; tornando a casa con tanti CFU ottenuti senza troppa fatica, grazie a qualche professore un po' troppo benevolo, e niente di più.

L'esperienza di Giacomo:

“Ho lavorato per tre mesi in Grecia”.

Giacomo Bianchi, studente dell'Università di Firenze, ha appena concluso i suoi 3 mesi di placement ad Atene, presso la Camera di Commercio Italo-Greca.

Giacomo, cos'hai fatto durante i tre mesi del programma? “Ho lavorato sotto la direzione del dipartimento del Segretario Generale e mi sono occupato delle relazioni tra la Camera e l'Ambasciata e tra il consolato e l'istituto italiano di cultura. Mi sono occupato anche di eventi di raccolta fondi come cene e conferenze, dalla scelta degli invitati e del menù, fino alla realizzazione dei comunicati stampa”. Qui ad Atene ho anche svolto un tirocinio offerto da enti turistici greci, rivolto a istituti alberghieri italiani.

Possiamo definirla un'esperienza lavorativa importante? “Sicuramente, soprattutto per comprendere le dinamiche del mondo del lavoro, lo vedo come uno step intermedio, rispetto all'Erasmus, che ho fatto a Danzica, e ha richiesto molto più impegno, ma i momenti di divertimento non mancano anche nel placement”.

Un'ultima domanda, la tua esperienza professionale ha risentito degli effetti della crisi greca? “In realtà no, diciamo che l'immaginario collettivo che se ne ha in Italia va preso un po' con le pinze. Certo la crisi c'è, si vede, ed è forte; la situazione non è così catastrofica ad Atene, città che ne risente meno grazie anche al turismo. Con i 550 euro al mensili garantitimi dal progetto, riuscivo ad arrivare a fine mese, bastava stare un po' attenti.

- Per approfondimenti sul programma Erasmus+ Placement cercate nel sito del vostro ateneo oppure collegatevi a http://www.erasmusplus.it/

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Alessandro Camagni

Laureando in Scienze internazionali ed istituzioni europee. Inguaribile curioso con un erasmus alle spalle e tanti progetti davanti a lui. Vive sospeso tra sogno e realtà: ama il confronto tra culture, i libri di Ken Follett e Tiziano Terzani, l'alba a Venezia, viaggiare in treno, i tramonti sul lago di Como, la polenta e i canestri in semi-gancio. Odia il conformismo, gli scontri generazionali, il caffè solubile, i saluti di rito e il fatto che non esista più la Coppa delle Coppe.

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