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Étant donnés: 1. La chute d’eau, 2. Le gaz d’éclairage. L'ultima opera di Marcel Duchamp

L'istallazione è una delle moltiplici e più forti espressioni artistiche del nostro tempo. Essa, utilizzando anche improbabili composizioni, ci rende consci di ciò che ci circonda, consci di ciò che occupiamo, di dove ci troviamo e, nella migliore delle ipotesi, di cosa siamo.

Una delle più leggendarie e tra le prime installazioni della storia dell'arte si trova a Philadelphia ed è, appunto, l' ultima opera di Marcel Duchamp.L'artista più sconvolgente del 900, in grado di sbriciolare la concezione dell'arte e farne qualcosa di rivoluzionario e autentico, non avrebbe potuto andarsene senza un lascito degno della sua persona. 

Nel 1968 infatti, la moglie di Duchamp, ormai vedova, fece uscire allo scoperto il testamento artistico del marito: Étant donnés: 1. La chute d’eau, 2. Le gaz d’éclairage . Un titolo esplicito ma anche evocativo, riassunto di un progetto cui l'artista lavorò in segreto per vent'anni,fino alla sua morte, mentre il mondo credeva che il suo distacco dall'arte fosse ormai irreversibile. Solo la moglie Alexina era infatti al corrente dell'opera, poichè occupava un'intera stanza della loro residenza a New York. Una volta uscita, l'installazione sbalordì una volta di più il pubblico. Anche un Duchamp risorto era in grado di sconvolgere la critica.

A prima vista, l'opera consiste in una porta a grandezza naurale in legno di spagna. Avvicinandosi meglio, però, vi si scorgono due fori, che mostrano, dietro la porta, il corpo di una donna nuda (si pensa sia il calco in gesso della compagna dell'artista) che, acefala, tiene in mano una lampada a gas immersa in un contesto bucolico nel quale si scorge una cascata, che giustifica il titolo.

Non è così facile raggiungere il pensiero di Duchamp, e il messaggio che voleva trasmettere. Ciò che conta realmente è lo sguardo, il fatto di guardare, di violentare la scena con l'intruaione del nostro sguardo che, come disse l'artista in un'intervista "Fa il quadro". L'ispirazione fu tratta dalla cronaca, una donna stuprata in una scena analoga a quella mostrata nell'installazione. Nell'opera è proprio lo sguardo a commettere lo stupro, a spalancare una porta che in realtà rimane e rimarrà chiusa.  Se denuncia la violenza dello sguardo, l'opera mira anche a consacrare lo stesso: uno sguardo che oltrepassa porte, confini e non smette mai di cercare un foro nel muro per guardare oltre.

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