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Ferrara, la nuova voce della sinistra?

Da qualche anno stiamo assistendo a un lento processo che sta portando il Foglio a diventare gradualmente uno dei giornali di riferimento di una certa sinistra. Rileggete, respirate, rileggete ancora, riflettete. E poi continuate a leggere. Può sembrare paradossale, ma un giornale come quello diretto dal vetero-socialista Ferrara, col tempo fattosi paladino del centrodestra liberista e conservatore, sta dimostrando ormai da tempo una capacità di lettura e analisi che diviene preziosa anche per chi da sempre ne ha avversato i proclama e le battaglie politiche. Ovviamente, non è sui temi etici e sociali che una certa sinistra trova negli editoriali dell'elefantino una eco ai propri pensieri. Il terreno di convergenza tra il pensiero del nostro e la riottosa e frustrata ala mancina degli attivisti politici e, in generale, dei lettori italiani si trova sul terreno rappresentato dall'analisi della politica estera (meno) e interna (soprattutto). Focalizzandoci solo sugli eventi degli ultimi giorni, è difficile non ammettere come, in relazione agli eventi relativi all'attentato del 7 gennaio alla redazione di Charlie Hebdo, il Foglio sia stato uno dei giornali che più lucidamente ha espresso l'alterità di emozioni e considerazioni che ha suscitato nell'opinione pubblica lo sconsiderato atto. Venendo invece alla politica interna, parecchio eco ha suscitato all'interno di una certa sinistra l'editoriale di Ferrara circa l'opportunità politica per Renzi di candidare Bersani al Colle. Quello che sorprende è come la faziosità da sempre attribuita al Foglio sembri d'un tratto venuta meno. Non che l'occhio sia del tutto asettico, ci mancherebbe. Ma quanto meno è un occhio critico, crisma che manca al 90% della grande stampa italiana. Maliziosamente, potrebbe sorgere un dubbio, ossia che l'ottima capacità di lettura e analisi di questo momento storico che Ferrara sta dimostrando potrebbe essere dettata dalla parziale continuità e somiglianza, da lui stesso sostenuta, tra le figure di Berlusconi e Renzi: mattatore dell'ultimo ventennio e divo pressoché assoluto dell'elefantino il primo, e nuovo Re Sole dell'agone politico italiano il secondo. La differenza di fondo nel modo in cui Ferrara ha messo le proprie indubbie doti al servizio di questi due differenti storici, sta nel fatto che Berlusconi è stato per lui un amore totalizzante, una fede. Renzi, invece, è comunque uno che viene dal campo opposto: non un vero nemico, non uno di cui aver paura, come fu nel passato Prodi, ma comunque non uno che viene dal suo campo. Ed è proprio questo che consente al nostro e al suo giornale di adottare nei confronti del governo una linea equilibrata e sufficientemente distaccata. In conclusione, non si intende sostenere che il Foglio sia il miglior giornale italiano, questa resta pur sempre una valutazione soggettiva che spetta al singolo lettore. Certo però, il tempo è stato e sarà galantuomo col nostro: se gli anni '90 e i primi 2000 lo anno visto come uno dei principali bersagli della satira sinistroide per il suo atteggiamento appiattito e deferente nei confronti del “padrone”, di Berlusconi, oggi è una parte della stessa sinistra a rivalutarne il pensiero e le capacità. Quello che indubbiamente gli va riconosciuto è di non essere, ad oggi, un prezzolato, di non cercare l'applauso o la storia strappalacrime come un Gramellini qualsiasi, ma di esercitare, almeno in parte, la sua indubbia capacità di analisi. E Dio solo sa quanto il giornalismo italiano abbia bisogno di questo costante esercizio critico, anche quando sia condotto da posizione ideologiche di partenza differenti da quelle del lettore.
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Davide

Università degli Studi di Bologna. Se son d’umore nero allora scrivo.

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