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Film dell’orrore e orrori moderni

Sono cresciuta con i film dell’orrore. Da piccola, quando gli altri bambini impazzivano per Toy Story io imparavo a memoria le battute della serie cinematografica di Nigthmare, e Freddy Krueger e IT, il diabolico clown creato dalla mente di Stephen King era senza dubbio uno dei miei incubi più ricorrenti. Oggi, quando la mia amica Dani, con entusiasmo bambinesco mi annuncia: “è uscito un nuovo film dell’orrore. Andiamo a vederlo?”, sono consapevole che la delusione è dietro l’angolo, ma, condividendo con lei questa passione praticamente da sempre, non riesco a dirle no. Sono anni infatti che il mercato cinematografico non offre pellicole di qualità in questo genere, e, in effetti, anche quest’ultima volta non è andata diversamente. L’ultimo uscito nelle sale è dunque Ouija, titolo che prende il nome dalle tavolette in legno utilizzate nelle sedute spiritiche per comunicare con l’aldilà. Cominciamo bene penso. Quello che manca infatti ai moderni horror è senz’altro l’originalità. Le trame risultano spesso deboli e prevedibili e le situazioni al limite del verosimile. Il buio spesso diventa il protagonista ed è il pretesto con il quale le scene si presentano scure e poco intuitive; ogni volta che un personaggio viene ripreso da solo, ad esempio, è quasi certo che verrà attaccato, ed il vero colpo di scena è quando questo non succede. Anche i protagonisti sono scontati: generalmente sono teenager ( forse perché è questa la fascia d’età a cui sono indirizzati i film?) interpretati da attori cani che rappresentano personaggi in antitesi e stereotipati; in qualsiasi horror di nuova generazione infatti possiamo trovare lo sportivo e l’intellettuale, il leader e il criminale, in perenne contrasto tra loro. Fanno quasi sempre parte di un gruppo, amici stretti o conoscenti casuali, che nel prosieguo del film vengono ridotti a minimi termini, e spesso contano un solo sopravvissuto. È stranamente usuale che i primi a morire siano ragazzi neri o sudamericani, e, anche in questo, Ouija non si smentisce. Inoltre non è più di moda l’idea di un solo cattivone, come il Jason di Venerdì 13, ma ci si perde in tanti antagonisti più o meno diabolici. Si manca così l’occasione di rimarcare il carattere dei personaggi e di soffermarsi sulle peculiarità e i dettagli, al fine di rendere tutto più verosimile. I sopracitati IT e Freddy Krueger spiccavano per personalità e per una sorta di ironia becera che contribuiva a rendere il cattivo ancora più terrificante. In conclusione, le musiche. Ogni horror degno di questo nome dovrebbe essere accompagnato da una colonna sonora di tutto rispetto e attenta ad evidenziare i momenti di ansia e suspence. Difficilmente l’esorcista sarebbe diventato il must che tutti conosciamo, senza le musiche di Mike Oldfield. Nelle produzione contemporanee invece questa accortezza è pressoché svanita, assistiamo solo a suoni sordi, grossi tonfi e urli demoniaci. Ne risultano spesso prodotti di bassa leva che a volte sembrano più tragicomici che terrificanti. Ma forse non è questo il punto. Forse la vita quotidiana contemporanea ci ha abituato a orrori reali ben più terrificanti, al punto che mostri e spettri non ci scalfiscono affatto. Viviamo oggi nuove idee di paura: terrorismo, epidemie, crisi economica. Sono queste le situazioni e le ansie più grandi con cui dobbiamo convivere, e per questo forse ci riesce difficile immedesimarsi in un film che ha come protagonista una casa stregata. L’orrore vero lo leggiamo tutti i giorni sui giornali, lo viviamo nel nostro quotidiano, lo temiamo per il nostro futuro. Ne risulta che la società contemporanea ha perduto ormai anche la leggerezza nel vivere un sensazione innata come la paura che oggi, più che mai, risulta funzionale alla nostra sopravvivenza.
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Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

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