Ti trovi qui: / / FORSE CHE SI FORSE CHE NO

FORSE CHE SI FORSE CHE NO

Anche l’università vuole accompagnare per mano gli studenti verso il voto previsto per il 4 Dicembre 2016, il quale porterà ad approvare o respingere la riforma Boschi-Renzi.

Alla presenza di Emanuele Fiano, capogruppo PD in Commissione Affari Costituzionali e sostenitore della riforma, e di Valerio Onida, presidente Emerito della Corte Costituzionale e fautore del ‘NO’, il 24 ottobre ’16 si è svolto un incontro tematico nell’aula Magna dell’Università degli studi di Milano, che ha visto una larghissima partecipazione da parte degli studenti interessati a comprendere meglio i due differenti punti di vista, prescindendo da quelli che sono i meri colori politici.

“Il referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre, indipendentemente dal suo esito, rappresenterà un momento di fondamentale importanza per tutti i cittadini italiani.” Con queste parole Jacopo Tondelli, direttore de Gli Stati Generali e moderatore del dibattito, ha aperto il sipario al giovane pubblico che, secondo il Prof Onida, non era così numeroso dal ’68.

Ecco di seguito i topic principali su cui si sono confrontati i due ospiti.

  1. POSIZIONE PERSONALE CIRCA LA RIFORMA

Emanuele Fiano è partito dal passato, mostrando come dieci anni di crisi economica abbiano portato a un impoverimento sempre crescente di una fetta di popolazione. Questo, insieme ad altri problemi contingenti come l’afflusso migratorio, ha modificato la fotografia politica del mondo occidentale dove stanno sempre più consolidandosi nuovi partiti accomunati dalla volontà di spazzare via quelli della tradizione novecentesca, perché hanno maturato un sentimento di sfiducia e di rabbia. Tutto ciò si trasforma spesso in condizioni di ingovernabilità che in Italia ha portato a maggioranze diverse nelle due camere e ha fatto sì che quattro tra gli ultimi sei governi abbiano avuto una crisi nata in parlamento e abbiano dovuto interrompere il ciclo del loro governo. Bisogna quindi produrre una sintesi tra il criterio sacro della democrazia della rappresentatività e quello altrettanto necessario della governabilità. “Noi diamo al paese la possibilità di cambiare in meglio la seconda parte della costituzione” conclude Fiano.

“I ‘nostri’ problemi decisionali hanno radici politiche, di governo, che non riguardano per nulla la costituzione. La realtà non è che noi facciamo troppe poche leggi, ma che ne facciamo troppe. L’Italia approva troppi provvedimenti, decreti legge e decreti legislativi che si susseguono e si modificano continuamente. Questo è dovuto all’instabilità della maggioranza, le cui radici sono la politica e non il bicameralismo”, obbietta il professor Onida.

  1. RAGIONI O TORTI ALLA RIFORMA DEL BICAMERALISMO PARITARIO

Onida è d’accordo sul fatto che due camere che danno la fiducia al governo in effetti non hanno molto senso e trasformare una camera in rappresentativa delle regioni non è una brutta idea, in quanto dovremmo essere uno stato federale/regionale, ma questa proposta, secondo il prof, è organizzata in modo sbagliato per più motivi. “Primo per la composizione, il nuovo senato si comporrebbe da senatori eletti sì dai consigli regionali con la proporzionale ma che non vanno a portare la voce della loro regione ma la loro opinione così com’è, senza vincolo di mandato in base alle rispettive parti politiche.” Inoltre sostiene che una vera Camera delle Regioni dovrebbe avere una voce in capitolo significativa per le leggi che riguardano appunto le regioni, mentre in questo caso il potere del Senato sarebbe drasticamente ridotto alla sola possibilità di proporre modifiche entro 30 giorni dall’approvazione della legge senza l’obbligo da parte della Camera di tenere conto di questi emendamenti. Quindi sia dal punto di vista della composizione che delle funzioni la riforma avrebbe diversi problemi.

Emanuele Fiano ha sostenuto invece a gran voce l’importanza della riforma e del superamento del bicameralismo paritario in vista di un alleggerimento dell’iter legislativo. L’obiettivo è quello di creare una sola camera politica che esprima la fiducia al Governo e che abbia la pienezza del potere legislativo mentre l’altra, invece, diventerebbe una camera di riflessione e di proposta che ha poteri di rinvio, poteri di controllo, camera che, d’altra parte, sia rappresentativa degli enti regionali e locali e quindi porti al centro del potere politico la presenza delle autonomie territoriali.

  1. RAPPORTO TRA POTERE ESECUTIVO E POTERE LEGISLATIVO

In questa discussione ha esordito così Valerio Onida: “Noi siamo un governo parlamentare e la riforma lascia un governo parlamentare, la riforma non cambia la forma di governo. L’Esecutivo è l’espressione della maggioranza parlamentare, il Parlamento è espressione della cittadinanza. Questo assicura che esecutivo e legislativo sono espressione dello stesso indirizzo politico. Il Senato però DEVE essere espressione della cittadinanza, non possiamo accettare il fatto che l’elezione parlamentare si trasformi in elezione del Governo o del Premier, perché così trasformiamo il sistema parlamentare in un'altra cosa.” Inoltre aggiunge che con il premio di maggioranza previsto dall’Italicum tutto il potere andrebbe nelle mani di un unico partito. “La nostra è una storia di governi di coalizione, e rinunciare a questo secondo me è rinunciare a un pezzo di democrazia”.

L’onorevole Fiano ha risposto però che lo scopo del sistema democratico non è unicamente quello della rappresentanza, cioè del fatto che l’idea di ogni cittadino abbia un luogo dove venire presentata (anche se poi nella realtà sono necessarie delle soglie per cui non TUTTE  le idee possono essere presentate), ma anche e soprattutto che il popolo sia rappresentato e che i suoi rappresentanti possano governare costituendo delle maggioranze (secondo il premio di maggioranza per cui le assemblee decidono). Il funzionamento che determina una chiusura dei governi o una eterogeneità delle maggioranze dovute in parte alle leggi elettorali e anche alle differenze tra Camera e Senato non produce solo dei danni alle carriere politiche, produce dei deficit sulla pelle dei cittadini. Non poter governare un problema, non poter far giungere fino in fondo una promessa che si è fatta ai cittadini produrrebbe un danno a noi e, per questo, “noi ci muoviamo sulla modifica, abbiamo visto i danni che questo sistema ha portato all’Italia” conclude il capogruppo PD.

  1. RAPPORTO TRA STATO CENTRALE E REGIONI, sia dal punto di vista delle competenze che della possibilità che le regioni si rappresentino attraverso il Senato regionale.nida "l'ultima Aula Magna così piena l'ho vista nel 1968".nida "l'ultima Aula Magna così piena l'ho vista nel 1968".

L’invenzione della materia concorrente tra Stato e Regioni (grazie alla riforma del titolo V approvata nel 2001 dal centro sinistra) ha portato in 15 anni a 1600 cause in conflitti di attribuzione tra lo Stato e le Regioni per scegliere chi effettivamente su quella materia doveva decidere, ha sottolineato Fiano. E su questi casi ci si è fermati sulla sentenza della Corte che decidesse, spesso con prevalenza di ragione allo Stato, a chi attribuire la competenza. “Quindi abbiamo convenuto all’abolizione di questa materia concorrente con una separazione della competenza tra Stato e Regioni con due particolarità aggiuntive. La prima è che le Regioni che sono in condizioni virtuose di gestione del bilancio possano chiedere al Parlamento di tornare in possesso di alcune competenze legislative, e con una clausola di supremazia dello Stato, ovvero la legge può intervenire in materie non attribuite dalla Costituzione alla competenza esclusiva dello Stato.”

Onida ha subito ribattuto che nelle materie in cui c’è una grande esigenza unitaria ma ci sono anche ingenti richieste di differenziazione lo Stato dovrebbe legiferare con leggi di principio, avrebbe dovuto stabilire quindi i principi fondamentali e il resto della legislazione sarebbe spettata alle Regioni. Dopo il 2001 il legislatore statale ha omesso di definire le materie dei principi fondamentali. “Se non c’è una legislazione generale che definisce le materie, si causano danni.” Qual è il risultato? “Un centralismo inefficiente che cancella i principi di sussidiarietà, degradando le Regioni a un livello ‘amministrativo’”.

  1. STRUMENTI DI DEMOCRAZIA DIRETTA

Il Professor Onida ha spiegato in poche parole gli inganni di questo punto della riforma. Riguardo all’iniziativa di legge popolare, se la riforma passerà, serviranno 150mila firme, contro le 50mila precedenti, numero molto alto e difficile da raggiungere secondo il professore. Mentre per quel che concerne il referendum abrogativo si abbassa il quorum che lo rende valido solo se si arriva a 800 mila firme (difficilmente raggiungibile anche questo). “Per quanto riguarda il referendum propositivo “, prosegue, “la riforma dice che un’altra legge costituzionale (quindi bisognerà farne un’altra) introdurrà le varie norme che lo regolano”. C’è solo quindi una promessa priva di un vero e proprio contenuto.

Emanuele Fiano ha invece voluto evidenziare come il filone della sinistra italiana vuole aumentare gli strumenti di democrazia diretta e riavvicinare i cittadini alle decisioni dirette. Le leggi di iniziativa popolare saranno uno strumento fondamentale nelle mani dell’opposizione, perché raccogliere 150mila firme, secondo lui, è significativamente facile per i partiti di opposizione. Inoltre, ha aggiunto, Il Parlamento ha l’obbligo di discutere e votare le proposte che riescono a raggiungere la soglia minima necessaria. Una volta che il Parlamento deciderà la cronologia di discussione delle proposte sarà poi nelle mani dell’opposizione mandare avanti quelle leggi. Conclude il suo intervento con una promessa “Se la riforma passerà verrà subito creata la nuova legge costituzionale per il referendum propositivo”.

Infine il moderatore ha lasciato qualche minuto a entrambi per tirare le fila del proprio discorso. Dal punto di vista di Fiano “noi abbiamo un testo costituzionale che può e deve essere modificato, la Costituzione va gradualmente calibrata. Noi prima di tutti riconosciamo le imperfezioni e cerchiamo di porre rimedio”. Anche Onida è convinto che la Costituzione ammetta revisioni ma crede che il problema di questa riforma sia che “non abbiamo puntato su singole revisioni costituzionali. Questa proposta è ancora figlia invece della ‘grande riforma’, è l’intento di proporre una vera e propria Costituzione. Io non sono contrario a revisioni singole ma contrario al mito della grande riforma.”

Via lasciamo il link al quale potrete riascoltare l’intero dibattito dei due esperti.

https://www.facebook.com/unilab.unimi/videos/1461611127197394/

“Spesso si dice che, in una democrazia, le decisioni sono prese a maggioranza del popolo. Naturalmente, questo non è vero. Le decisioni sono prese a maggioranza di coloro che fanno sentire la loro voce e che votano – una cosa molto diversa.”
(Walter H. Judd)

Licenza Creative Commons
Condizioni d'uso e riproduzione

Cecilia Pizza

Università degli studi di Milano - Studentessa fuori sede di Comunicazione e società. Vivo la mia vita tra università, scout, amici e famiglia. Il mio weekend perfetto non può che essere tra le montagne. Una bella passeggiata, i calzettoni, le suole degli scarponi consumate, una canzone suonata con la chitarra nel bosco, scatolette di tonno e mais e un bel libro da leggere all'ombra di un albero. Tornare a casa , prendere carta e penna e mettere tutto nero su bianco. Ma se mi proponeste una giornata di relax alle terme non pensate che rifiuterei.

Treasures from the Wreck og the Unbelievable: Damien Hirst.

Una mostra strepitosa di uno degli artisti più controversi del momento.

Assenzio e inchiostro di stampa: Henri de Toulouse Lautrec.

In mostra Verona, fino al tre settembre, le locandine e i disegni del maestro della Parigi bohémienne del tardo ottocento.

MASTER in FINANZA&CONTROLLO

32° EDIZIONE 4 NOVEMBRE 2017