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French Connection: le strade dell'eroina sono infinite

“Sono convinto che Marsiglia sia la più bella città della Francia. È talmente diversa da tutte le altre”. Così Schopenhauer definirà la variopinta città transalpina, seconda metropoli di Francia, che in realtà ha vissuto spesso sotto l’ombra di Parigi, per uno scarto architettonico e artistico evidente rispetto alla Capitale, ma anche in virtù della reputazione che la città della costa azzura vanta tutt’ora. Molto spesso infatti la sua bellezza è passata in secondo piano, lasciando la scena in mano alle guerre fra gangster, alla periferia degradata e al traffico di droga.

Tra le molte vie che le merci illegali percorrono, Marsiglia divenne un polo di fondamentale importanza dall’inizio del dopoguerra fino agli anni ’70. Il commercio più praticato era quello dell’eroina, prodotta nei laboratori marsigliesi e poi esportata, direzione Stati Uniti. La via della seta della droga venne così nominata come French connection. La Francia, o meglio la Costa azzurra, fu per anni il punto cardine di una vastissima rete di traffico illecito, amministrata da gangster corsi e italo-americani, che, incoraggianti dal proibizionismo statunitense, trovarono terreno florido nell’industria transalpina.

Il punto di partenza fu proprio il proibizionismo degli stupefacenti. I diversi Acts emanati dal governo americano diedero vita a una nuova generazione di criminali e mafiosi sempre in cerca di nuovi affari e di nuovi collegamenti, con il fine di migliorare la produzione, lo spostamento e la vendita di ogni tipo di illecito. Il fenomeno della French connection aveva sì base in Francia, ma coinvolgeva un’enormità di piazze: a Marsiglia venne impiantato il principale centro di raffinazione illegale di eroina, ricavata dall'oppio prodotto in Turchia, all'epoca primo produttore al mondo, e trasportato attraverso la Siria a Beirut, in Libano, dove veniva trasformato in morfina base.

L'eroina, preparata appunto a Marsiglia, veniva ritirata da mafiosi siciliani ed americani agli ordini del boss Lucky Luciano, che avevano stabilito basi per lo smistamento a Napoli e a Palermo per fare arrivare i carichi in Germania, Francia, Irlanda, Canada, Messico e Stati Uniti d'America. Inoltre, i gangster corsi avevano basi per lo smistamento a Tangeri mentre i mafiosi siculo-americani a Cuba. Questi rimasero i principali luoghi di stoccaggio e di transito per l'eroina prodotta a Marsiglia e diretta nel Nordamerica fino alla fine degli anni cinquanta. Infatti, si stima che negli anni del dopoguerra il numero di dipendenti da eroina negli Stati Uniti aumentò da 20.000 a 150.000 persone.

L’organizzazione era ormai ben oliata, la richiesta tendeva sempre ad aumentare e la polizia indagava in uno stato confusionale, in parte assoldata dai vari clan e in parte innervosita sempre di più dalla volatilità dei carichi e degli stessi boss mafiosi. Vista la diffusione spaventosa dell’eroina in Nord America, favorita anche dalla cultura hippie, molto presente in quegli anni, il presidente Nixon identificò l'abuso di stupefacenti come "nemico pubblico numero uno". La stessa amministrazione iniziò una vera battaglia a livello mondiale, facendo pressione in primis sul governo turco affinché eliminasse le piantagioni di papavero, che fornivano la maggior parte dell'oppio impiegato a Marsiglia nella produzione illegale di eroina.

La lotta alla droga non vedeva in prima linea solo la compagine americana. Infatti, vennero svolte inchieste mirate all’arresto dei vari trafficanti corsi e siculo-americani, portate a termine grazie alla collaborazione tra il BNDD (Bureau of Narcotics and Dangerous Drugs) e la polizia francese. L’operazione culminò con l'arresto di Jean Baptiste Croce e Joseph Mari, i due principali trafficanti corsi, e con lo smantellamento di numerose raffinerie illegali di eroina nella zona di Marsiglia. La French connection venne abbattuta definitivamente.

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