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Generazione Erasmus, prendiamoci il futuro

Ci sono quelle notizie che ci spezzano, che ci lasciano completamente atterriti.
Il più delle volte è il forte senso di identificazione a farci rabbrividire maggiormente, quell’improvvisa empatia che non lascia spazio a nient’altro che dolore e sconcerto. 

L’incidente di Tarragona, per noi ragazzi della generazione Erasmus, è stato un vero colpo al cuore.

Per un momento ci siamo sentiti anche noi dentro quel pullman. Abbiamo sentito i nostri sensi soffocare, abbiamo sentito il panico e l’incertezza di chi non sa se l’amico tre file più avanti sia vivo o meno. Abbiamo messo da parte i nostri sogni per un instante e ci siamo rammentati cosa significhi essere vivi e vivere.

I nostri sogni, i loro sogni. Sicuramente diversi, ma probabilmente simili. Come noi quel desiderio di scoprire, di imparare, di emergere, di essere vincenti.  Quella forza d’animo necessaria a mettersi in gioco e lasciarsi alle spalle le certezze di casa, così fresca, così invidiabile, ora perduta.
Dopo il tragico incidente si dice che l’Europa abbia qualcosa in meno. 13 vite, un pezzetto piccolo, ma significativo, di un grosso puzzle è andato perso.  Questo però significa una cosa. I media e l’opinione pubblica stanno finalmente prendendo coscienza dell’importanza di questa generazione per il futuro del nostro continente.

Di giovani e istruzione se ne parla sempre poco e male, ciò che dovrebbe essere al centro delle politiche europee viene relegato a un ruolo marginale.  Specie un’esperienza come l’Erasmus viene spesso e volentieri degradata a mero svago studentesco.  Un percorso così ricco di confronti e diversificato nelle sue attività può essere sminuito solo sulla base di una serie di banali luoghi comuni.

E’ triste pensare che ci si rammenti dell’apporto dei giovani alla società quasi esclusivamente in queste strazianti circostanze. Gli appellativi che comunemente ci vengono rifilati sono quelli dei bamboccioni, festaioli … etichette difficili da togliere specie in una congiuntura storica come quella attuale dove trovare lavoro e sistemarsi risulta sempre più complicato. Il paragone coi nostri padri di primo acchito parrebbe ingeneroso, ma in un mondo apparentemente più facile rispetto ad allora, i ragazzi di oggi si trovano ad affrontare difficoltà di un altro tipo.  Difficoltà che un tempo erano solo immaginabili. 

Certo siamo la generazione che ha avuto la possibilità di viaggiare, di conoscere, di approfondire, ma è anche vero che abbiamo dovuto farlo. La spietata concorrenza odierna non ci ha dato alternative. Senza un continuo ampliamento del nostro bagaglio culturale, senza un costante rinnovamento delle nostre vedute, saremmo spazzati via dalla fiumana del progresso (il sempre attuale Verga è stato un buon profeta in patria).  Noi siamo la generazione della cultura e siamo pronti a ereditare questo mondo.

#Erasmus #Terragona #Europa #Futuro 

PhotoCredit: lineadiretta24

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Samuele Casadei

Università degli Studi di Milano. Studente di Scienze Politiche. Dietro il tipico tamarro di periferia si cela un sentimentalone amante della poesia e della natura. Ritiene la musica l’arte più incantevole di tutte e si diletta nell’ascolto dei gruppi Indie più disparati. Sa di non sapere, quindi sa.

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