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Gli Immortali

Nota è la cruenta trasposizione cinematografica della battaglia delle Termopili nel film di Snyder e Miller “300”.

In alcune scene di battaglia, le più sanguinose, drammatiche e violente si può ben vedere, nella parte degli antagonisti persiani, una sorta di reparto scelto di pseudo-ninja, bardato con una maschera d’argento, in abiti scuri ed armato di mannaie e daghe, che combatte tra salti e capriole contro gli  spartani di Leonida.

Questi uomini, le cui fattezze orribilmente sfigurate li rendono simili a mostri, vengono chiamati Immortali.

Ma chi erano davvero gli Immortali?

Gli Immortali erano un vero corpo speciale, la cui creazione si colloca, probabilmente, intorno al VI secolo a.C. da parte del primo sovrano persiano della dinastia Achemenide, Ciro il Grande.

Questi, durante le sue numerose campagne militari, aveva riscontrato la necessità di dotarsi di una guardia personale, reclutata fra l’aristocrazia persiana, che lo accompagnasse ovunque e nel contempo, fosse un tangibile segno del potere del Re dei Re nelle capitali reali come Susa, Ectabana e Persepoli.

Fu, anche, grazie all’abilità di questo reparto scelto che Ciro divenne il sovrano di un impero che si estendeva dall’odierna Turchia fino quasi all’India.

Erodoto fu il primo, nelle sue “Storie” a chiamare gli Immortali con questo nome molto evocativo.

Anche se forse si trattò di un errore di traduzione dal persiano da parte dello scrittore.

Di fatto in numerose fonti scritte persiane, gli Immortali sono menzionati con il termine anusiya, che significa “Compagni”, nome all’epoca assai in uso per indicare i membri di una Guardia Reale.

Alcuni storici sono dell’opinione che Erodoto abbia scambiato tale termine per anausa che vuol dire appunto “Immortali”.

In ogni caso questa supposizione è stata confutata da innumerevoli storici, anche perché nel passaggio successivo Erodoto definisce meglio questi uomini: “essi erano chiamati Immortali per questo motivo, quando qualcuno di loro veniva a mancare dal numero, vinto dalla morte o dalla malattia, ne era subito scelto un altro e cosi non erano mai né più né meno di diecimila”.

Questo reparto era collocabile nella classificazione di fanteria media ed era armato di arco, scudo, lancia più spada od ascia per il combattimento ravvicinato.

La dotazione non era molto diversa dagli standard della fanteria orientale dell’epoca, quello che davvero distingueva un semplice fante dell’esercito del Gran Re da un Immortale era la decorazione su armi e vestiti.

Anche in battaglia questi uomini scendevano in campo pieni di gioielli e monili d’oro, oro e argento erano tra i metalli più usati per impreziosire le loro armi.

La stessa lancia, si dice, avesse il puntale inferiore (di solito usato per infiggere l’arma nel terreno nei momenti di riposo o come ultima arma d’offesa in caso di rottura della parte superiore) in oro o in argento.

Anche i colori delle uniformi in particolar modo il rosso e il giallo li distinguevano dalla massa di fanti oltre all’utilizzo di sciarpe, probabilmente l’equivalente dei nostri gradi militari, e di pellicce di animali esotici.

Questi diecimila soldati erano guidati da un ufficiale superiore, detto “comandante dei mille” cosa che fa suppore che in origine non fossero diecimila. L’ufficiale superiore era scelto tra i migliori guerrieri di questo reparto nobiliare e ben presto arrivò ad avere un notevole potere.

Gli Immortali, in quanto guardie reali, parteciparono  a quasi tutte le più grandi battaglie sostenute dall’esercito persiano.

Oltre alle già citate Termopili, combatterono anche durante le campagne di Ciro in Anatolia, contro re Creso di Lidia ad esempio, discendente di quel leggendario Re Mida che trasformava col tocco ogni cosa in oro e contro i babilonesi di re Nabonide.

Un caso particolare è degno di nota sebbene non accertato, durante una delle molte campagne contro gli egiziani, nell’assedio di Pelusio, gli Immortali andarono incontro alla fanteria egiziana con legati a se dei gatti, animale sacro per gli egizi, per cui gli arcieri egiziani non tirarono per timore di ferire l’animale e, una volta giunti al corpo a corpo, i persiani ebbero presto la meglio.

Combatterono contro greci anche a Maratona e a Platea.

Gli ultimi Immortali achemenidi furono sconfitti da Alessandro il Grande a Isso e Gaugamela.

Ma il loro nome continuò ad esistere.

I sasanidi, sovrani degli stessi territori che un tempo erano dell’impero persiano, tra il 200 d.C. e il 651 d.C., ad esempio, crearono un corpo di cavalleria pesantemente corazzato che chiamarono proprio con quel nome.

I romani d’oriente intorno al X secolo crearono anche loro un reparto scelto di cavalleria pesante che fu chiamata in questo modo.

Il nome poi parve scomparire dalla storia militare ufficiale, fino a ricomparire in finire del XX secolo quando l’ultimo Shah di Persia Reza Pahlevi diede il nome di Immortali alle sue guardie del corpo.

Guardie del corpo che morirono in una resistenza all’ultimo uomo ed armi alla mano durante la rivoluzione iraniana del 1979.

Una fine degna per un nome, appunto, immortale.

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