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Grande Guida delle Università: facciamo il punto

A una settimana dalla pubblicazione della classifica del Sole24Ore sulle migliori università Italiane (http://www.university.it/universita-2015-gli-atenei-promossi-e-bocciati/) , ecco emergere nuovi dati e graduatorie relativi agli atenei del bel paese. È Repubblica questa volta a mettere in fila le università italiane, sulla base dei dati Censis ultimamente pubblicati.

Rispetto al quotidiano di Confindustria, Repubblica non ha accorpato i dati in indici generali riguardanti gli interi poli universitari, ma ci fornisce una classifica in cui le prestazioni degli atenei sono classificate facoltà per facoltà. Questa scelta, se da un lato rende più macchinoso avere un'idea d'insieme dello stato di salute delle varie università, dall'altro sembra fornirne una fotografia più accurata, permettendo di approfondire l'analisi oltre ad una semplice classifica generale e generalizzante.

È così possibile riscontrare come, seppur in un contesto generale in cui gli atenei già celebrati dal Sole24Ore come Trento, Padova e Bologna confermano le loro ottime prestazioni, esistano diversi casi in cui alcune “outsider” scippano il primo posto alle università più rinomate. Un esempio è l'università di Urbino, che si colloca al primo posto in scienze motorie ed anche in scienze dell'educazione, o di Roma Tor  Vergata, prima in ambito letterario-umanistico. La maggiore sorpresa è forse il primo posto di Sassari per architettura, al pari della prima posizione di Camerino in ambito geo-biologico.

Rispetto ai dati fornitici dal Sole24Ore, i risultati presentati da Repubblica sono, dunque, ben più sfaccettati e non solo per il fatto di aver scelto di concentrare l'analisi su ogni singolo ambito. In questo caso, l'output è così diverso perché anche l'input lo è: difatti nella redazione di quest'ultima graduatoria hanno influito solo i dati relativi alla didattica e dunque alla parte più strettamente attinente all'insegnamento, mentre il dato delle prestazioni in ricerca è stato trascurato.

Eppure, spingendo l'analisi oltre, è facile riscontrare che, pur se apparentemente diversi, i dati relativi alle prestazioni complessive dei poli nel loro complesso, una volta aggregati, non sono affatto diversi rispetto a quelli della classifica precedentemente esaminata (e non potrebbe che essere altrimenti, peraltro, visto che i dati di riferimento sono in entrambi i casi provenienti da rielaborazioni Censis).

E dunque, seppur con diverse eccezioni, si ha una riconferma di quanto emerso dalla prima classifica, ossia che gli atenei del centro-nord detengono un primato pressoché incontrastato, occupando la maggior parte delle posizioni apicali nella più parte delle graduatorie, mentre le università del sud si trovano per lo più a contendersi le piazze di rincalzo.

Senza aprire indebite parentesi legate agli ultimi dati dello Svimez sul sud Italia, si può semplicemente concludere che, se due indizi fanno una prova, quello del sud potrebbe essere definito un vero e proprio “allarme università”.

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Davide

Università degli Studi di Bologna. Se son d’umore nero allora scrivo.

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