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Greta, Vanessa e la web-inciviltà

La bella notizia è che sono vive. Dopo mesi, l’Italia ha visto su YouTube le prime immagini di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due giovanissime volontarie rapite in Siria lo scorso luglio. Nel video, ritenuto autentico dagli esperti, le ragazze supplicano il governo di riportarle a casa prima di Natale. Gli abiti colorati e i lunghi capelli sciolti, hanno lasciato il posto a veli neri. Greta non alza mai lo sguardo mentre parla e Vanessa regge immobile un foglio con su scritto ’17-12-14 Wednesday’. La diplomazia sembra stia svolgendo il proprio lavoro per liberare le ragazze dalla minaccia di morte che incombe su di loro. A dover preoccupare non è solo la condizione delle ragazze, ma anche la reazione di molti utenti dei social media, di parte della stampa e della politica, alle immagini delle ragazze circolate sul web negli ultimi giorni. Sono commenti sprezzanti, in cui si spera che Greta e Vanessa restino in Siria e si sostiene con ardore che "non devono rompere i coglioni", accuse e insulti più o meno espliciti. Addirittura, un gruppo Facebook intitolato "Menefreghismo assoluto per le attiviste rapite in Siria", in cui sono oltre tremila ad apprezzare gli agghiaccianti fotomontaggi delle due ragazze. Il rispetto verso Greta e Vanessa è stato così abbattuto da un'ondata di inciviltà dilagata sul web. Lecito esprimere la propria opinione, finché si vuol dire che le studentesse universitarie abbiano sbagliato ad andare in Siria, o che pagare riscatti ai terroristi per liberare gli ostaggi sia una mossa pericolosa. A nessuno però è permesso insultare o fare della deplorevole ironia sulla sorte toccata a due studentesse appena ventenni, partite per un progetto di assistenza medico - sanitaria ai civili. Chi, seduto davanti a un pc, spesso con un linguaggio da semi-analfabeta, le insulta, non arriva nemmeno a immaginare quello che, con ogni probabilità, le due ragazze hanno passato in questi mesi. E ai più istruiti, a quelli che pubblicamente si sono fermati solo a un "se la sono andata a cercare", forse servirebbe leggere le parole di Giuliana Sgrena, una che un sequestro da parte dei terroristi l'ha provato sulla propria pelle: “Greta e Vanessa sono due di noi, certo più giovani, forse inesperte, probabilmente un po’ ingenue, ma mosse da un sentimento umanitario che in tempi in cui prevale l’indifferenza di fronte al dolore e alle sofferenze altrui, è un atteggiamento encomiabile. Non possiamo lesinare la nostra solidarietà a chi ne ha fatto un proprio obiettivo nei confronti di chi soffre le conseguenze della guerra”.
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