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Happy birthday Jesus

Un quarto d’ora di applausi e un tripudio d’entusiasmo chiudono la tappa milanese del tour italiano del musical rock più famoso del mondo; un successo strepitoso e un energico calore da parte del partecipe pubblico sigillano una perfetta performance dell’intero cast di Jesus Christ Superstar. I più attesi sono senz’altro gli interpreti del celebre film del 1973, Ted Neeley nel ruolo di Gesù, Yvonne Elliman in quello di Maria Maddalena, e Barry Dennen che interpreta Ponzio Pilato. A quarant’anni di distanza dunque i protagonisti tornano in scena e regalano emozioni senz’età sugli ultimi giorni di vita di Gesù raccontanti dal punto di vista di Giuda Iscariota. La regia di Massimo Romeo Piparo rimane fedele alla sceneggiatura del successo cinematografico che tanto fece discutere negli anni Settanta. Considerato infatti blasfemo dall’opinione pubblica che non vedeva di buon occhio il connubio tra i Vangeli e la cultura hippie del tempo, venne dapprima criticato per poi essere osannato per i suoi universali messaggi di fede, speranza e amore. Il palcoscenico milanese è il nuovo teatro degli Arcimboldi, pieno ma non gremito. L’opera si apre con Feysal Bonciani, italiano, a cui spetta l’arduo compito di onorare il compianto Carl Anderson, il Giuda nero del film. Il fiorentino si dimostra subito all’altezza sia per capacità vocali che atletiche che interpretative e nel brano d’apertura Heaven on their minds raccoglie i primi scroscianti applausi. L’entrata in scena di Jesus-Ted che avviene da una botola nel pavimento è azzeccata, e la sua interpretazione di I only want to say è sublime. C’è spazio anche per l’ironia nella rappresentazione di Piparo: Caifa e Hanna infatti, i due maligni sacerdoti alleggeriscono i loro personaggi con appropriate note sarcastiche, e la figura di Erode viene canzonata e resa grottesca da trucchi cinematografici, giochi di luce, mangiafuoco e un corpo di ballo eccezionale nei panni delle maschere della tradizione italiana. Il momento più serio e più toccante è quello delle frustate a Gesù, durante le quali vengono proiettate foto dell’Olocausto, di Hiroshima, delle Torri Gemelle, ma anche di tragedie più vicine a noi come le morti di Falcone e Borsellino e le bombe degli anni settanta. Degna di nota è anche senz’altro l’orchestra dal vivo che esalta le musiche di Andrew Webber per un lavoro che forse non tutti sanno che nacque come opera rock discografica nel 1970 e che venne all’epoca cantata da Ian Gillan, storico leader dei Deep Purple. Lo spettacolo si chiude con la trascinante Superstar che Needley e Bonciani cantano nella deserta hall del teatro per poi dirigersi verso il palco con una passerella tra il pubblico che a quel punto è in visibilio. Alla fine dello show una nuova interminabile standing ovation di tutta la sala saluta un cast eccezionale che sfiora la perfezione e un opera rock entrata meritatamente nel mito e sopravvissuta alla prova del tempo.  
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Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

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