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Humans of New York: il lato buono dei social

Si è parlato spesso del lato oscuro dei social, o di "web-inciviltà", termine usato qualche tempo fa dalla nostra Monica De Astis in un suo articolo (http://www.university.it/greta-vanessa-e-la-web-incivilta/) che fornisce un esempio lampante di come molte persone, sentendosi protette dallo schermo di un computer, sfoghino le loro frustrazioni con commenti pieni di rabbia. Una rabbia che inonda ogni campo e qualsiasi notizia, ma ci sono – per fortuna – dei casi che dimostrano che un buon uso dei social è possibile. Uno di questi è Humans of New York, progetto ideato da Brandon Stanton nel 2010, la cui pagina ufficiale su Facebook, ad oggi, ha più di 12 milioni di like. HONY era nato come un semplice photoblog il cui scopo era catturare i tanti volti di New York. Col passare del tempo, però, il concetto di base è mutato: Stanton ha iniziato a collezionare citazioni e brevi storie sui soggetti dei suoi ritratti e ad accompagnare le brevi interviste alle foto che postava. Humans of New York è adesso una rappresentazione della grande metropoli attraverso le storie di singole persone nella loro unicità, un fenomeno che cresce sempre più, in controtendenza con l'alienazione tipica dei social network. L'uomo torna ad essere il centro di tutto, il mondo si ferma per un istante, e la bambina che raccoglie le foglie secche per regalarle ai suoi amici può farvi tornare alla mente vecchi ricordi d'infanzia; o la ragazza proveniente dalla Cina rurale, trasferitasi in America per studiare e per poter poi tornare a casa e aprire una scuola, può farvi pensare ad un mondo a voi poco familiare. Un esempio pratico di questa connection che HONY riesce a creare tra gli individui è stato dato qualche mese fa. Il 20 gennaio Stanton ha fotografato Vidal, un ragazzo di 13 anni residente a Brownsville, uno dei quartieri con il più alto tasso di criminalità nella città. Alla domanda del fotografo su chi fosse la persona che aveva influito di più nella sua vita, il ragazzo ha nominato la Preside Lopez, perché: "Quando finiamo nei guai non ci sospende. Ci chiama nel suo ufficio e ci spiega come la società sia stata costruita attorno a noi. Ci racconta che ogni volta che uno studente lascia la scuola, viene costruita una nuova cella nelle prigioni. Una volta ha fatto alzare tutti gli studenti e ci ha detto che ognuno di noi era importante". Un paio di giorni dopo aver pubblicato la foto, Stanton ha deciso di incontrare la Preside Lopez. I due hanno concordato che il problema più grande per quei ragazzi era che non fossero in grado di sognare al di là di ciò che conoscevano, "Voglio che ogni ragazzo che entra a far parte della mia scuola sappia che può andare ovunque". In questo modo è nata la raccolta fondi per accompagnare i ragazzi della scuola in gita ad Harvard, il fondo ha ricevuto più di 1.4 milioni di dollari. (E la storia non finisce così, ma il resto potete guardarlo qui http://www.humansofnewyork.com/). Nonostante la dilagante web-inciviltà, sono ancora molte le persone che credono nel lato buono dei social.  
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Martina

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee. I tulipani bianchi, i laghi, i lamponi, i colori dell’autunno, le tragedie greche, la pizza. Costantemente alla ricerca della leggerezza, adoro leggere, ascoltare e raccontare. Amo la bellezza, che uso come criterio con il quale comporre la mia vita.

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