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I 10 libri di narrativa più venduti di sempre

SPOILER: in questa lista non troverete Bibbia, Corano e simili, quindi non cercateli. Non sono libri di narrativa. Non ci troverete nemmeno Harry Potter, né Don Chisciotte, né Alice nel Paese delle meraviglie e neanche grandi best sellers per i quali non sono disponibili dati di vendita certificati.

Finora sono stati quest'anno pubblicati quasi due milioni di libri in tutto il mondo, dei quali la maggior parte passerà quasi inosservata. Una discreta quantità è presumibilmente poco più che carta straccia, mentre altri lavori saranno invece di ottima qualità. Di questi è piuttosto probabile che alcuni diverranno dei grandi best sellers, forse un paio lo sono già. Quasi altrettanto certamente nessun libro edito nel 2015 entrerà nella graduatoria che mi appresto a proporvi, quella dei 10 libri di narrativa più venduti di sempre.

Prima di iniziare a scrivere l'articolo, ho provato a fare un gioco: ho cercato di immaginare quali potessero essere i 3 tomi principe, quelli più acquistati della storia. Le mie ipotesi erano Il Signore degli Anelli, Guerra e Pace e Il Diario di Anna Frank. Con mia grande sorpresa ho poi scoperto che solo il primo rientra nella top 3, mentre gli altri due non rientrano forse nemmeno tra i 20 più venduti. Questo ci insegna che tira più un pelo di fantasy che un carro di storia.

I dati emersi ci restituiscono questa graduatoria, nient'affatto scontata:

  1. Racconto di due città, Charles Dickens
  2. Il signore degli anelli, J. R. R. Tolkien
  3. Il piccolo principe, Antoine de Saint Exupery
  4. Dieci piccoli indiani, Agatha Christie
  5. Il sogno della camera rossa, Cao Xueqin
  6. Lo Hobbit, J. R. R. Tolkien
  7. Il leone, la strega e l'armadio, C. S. Lewis
  8. Lei, H. Rider Haggard
  9. Il codice da Vinci, Dan Brown
  10. Pensa e arricchisci te stesso, Napoleon Hill

Riflessioni sparse: questa graduatoria è senz'altro feconda di spunti di riflessione. Partiamo dalla prima posizione: non avrei scommesso due centesimi su Dickens così in alto. Probabilmente la mia ritrosia verso l'autore ha un certo peso, ma riesco facilmente a pensare a una cinquantina di libri che dovrebbero stare lì al posto suo. Eppure sappiamo che questa non è una classifica sul merito, dunque bravo Charlie, una pacca sulla spalla a tutti gli altri e amen.

In seconda posizione incontriamo Tolkien, e presumo si possa dire che non sia una sorpresa trovare così in alto la Saga dell'anello. Meno atteso era invece il sesto posto dello Hobbit, come anche il settimo dell'enorme racconto di Narnia di C. S. Lewis. E questo ci conferma che un pelo fantasy tira davvero più di qualsiasi altro carro.

Un bagno di fanciullezza e buoni sentimenti al terzo posto con quel Piccolo principe tanto celebrato da tutti e buono un po' per qualsiasi stagione ed età. Un po' come il prezzemolo, diciamo. Un po' come la musica balcanica, e se serve vi ricorderò cosa dice EeLST sulla musica balcanica.

Premio Carneade va invece attribuito ex equo ai grandi successi di Cao Xueqin, H. Rider Haggard e Napoleon Hill. Nel primo caso abbiamo un classico esempio di quanto la cultura occidentale sia assolutamente autoreferenziale, dato che il best seller del buon Xueqin è considerato uno dei pilastri della letteratura asiatica. Con H. Rider Haggard abbiamo invece l'esempio di un autore molto dotato, spesso sottovalutato dalla critica ma premiato, evidentemente, dal pubblico. Veniamo a Napoleon Hill, una situazione un po' più complessa (cit.): ora vorrei che qualcuno mi spieghi come si possa credere nell'esistenza di Dio quando Pensa e arricchisci te stesso ha venduto più copie nella storia de Il giovane Holden, o di Lolita, solo per citare alcuni grandi classici subito a ruota del buon Hill nelle vendite.

Vorrei avere qualcosa da dire anche su Agatha Christie, ma sono completamente ignorante in materia e non sono in grado di esprimere un giudizio.

Su Dan Brown preferirei avvalermi della facoltà di non commentare, se non sottoponendovi questa frase: Il codice da Vinci è il nono libro più venduto di sempre. Ora potete andare in un angolo a piangere.

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Davide

Università degli Studi di Bologna. Se son d’umore nero allora scrivo.

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