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Il diritto di contare

America 1961: tre donne di colore lavorano in qualità di matematiche alla Nasa, nel progetto che sta sviluppando le tecnologie che permetteranno, successivamente, di mandare uomini nello spazio e sulla Luna. Sono Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson, di colore, dettaglio che all’epoca faceva veramente la differenza. Assieme ad una squadra di donne di colore, si trovano relegate in un edificio lontano dagli altri dove svolgono calcoli a mano per conto di altri uffici. La svolta arriva un giorno in cui è richiesto un matematico nel dipartimento di Space Task Group, che segue da vicino il programma per mandare nello spazio il pilota John Gleen, cerca un matematico esperto in geometria analitica per velocizzare il lavoro, dopo che la Russia, per prima, aveva mandato in orbita Jurij Gagarin. Non trovando nessuno bianco adatto all’incarico, con titubanza viene assegnato il posto a Katherine, che si rivela essere brillante e pronta a tutte le richieste che le vengono fatte. Nello stesso periodo Mary viene selezionata per formarsi come ingegnere e Dorothy, studiando il nuovo sistema di elaborazione dati IBN (il precursore del computer) diventa esperta nel settore. Tutto questo immerso nella lotta quotidiana agli eguali diritti tra bianchi e neri, che ostacolano anche le protagoniste nel loro lavoro, in cui vengono pagate meno, hanno disservizi e un trattamento umano poco ortodosso. Il cambiamento non tarda ad arrivare, quando, grazie al lavoro delle tre donne, Gleen viene mandato in orbita. Questo porterà a una maggiore considerazione nelle capacità del gruppo di lavoratori di colore della Nasa, che segna anche l’inizio delle proteste fatte da Martin Luther King e dei movimenti per i diritti civili in America.

Non solo uno dei tanti film sui diritti della comunità afroamericana: in tutta la pellicola viene sottolineata sia la coscienza di comunità, ma anche delle donne che, supportandosi a vicenda in lotte quotidiane sul posto di lavoro o in processi, si affermano non solo come donne nere, ma anche e soprattutto come donne. In una società in cui il sesso femminile era rilegato in casa ad accudire figli e marito, la figura della donna-scienziato era una realtà nuova, ancora di più tra le persone di colore, da sempre penalizzate nell’istruzione e nella carriera.

In film è tratto dalla storia vera delle tre donne protagoniste, che fecero parte del laboratorio Nasa diventano figure di spicco nel campo scientifico. Katherine Johnson, classe 1918 e ancora viva, ha portato con i suoi calcoli l’Apollo 11 sulla Luna nel 1969 e ha collaborato con la Nasa per decenni; Dorothy Vaughan è stata una delle prime a specializzarsi nell’informatica e nella programmazione e Mary divenne la prima afro-americana donna ingegnere alla Nasa.

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Isabella Gavazzi

Università degli Studi di Milano - Arriva dalla verde Valtellina, da tre anni fuori sede nella grande Milano. Al primo anno di Scienze della Musica e dello Spettacolo, è appassionata a tutto ciò che questo campo comprende. Suonatrice di sax a tempo perso, sogna di avere giornate di 48 ore, in modo da fare tutto quello che le piace. Scrivere, andare a teatro, ascoltare musica: ecco cosa vuole fare da grande.

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