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Il femminismo delle celebrità: di cosa stiamo parlando?

Quest’anno la festa della donna verrà ricordata più per gli scioperi e le proteste che per mimose e auguri. Il messaggio è chiaro: non c’è niente da festeggiare se i diritti delle donne non vengono ancora rispettati appieno. Ed ecco che in tutte le maggiori piazze italiane donne (ma anche uomini) si sono battuti contro una cultura che, nonostante i progressi, rimane sessista: dall’imparità di stipendio ai continui episodi di violenza domestica che ancora non si riescono a controllare.

Ma dal momento che le persone comuni non possono organizzare cortei e manifestazioni tutti i giorni, è giusto che intervengano a farlo le persone che solo postando una foto con il proprio gatto riescono ad attirare l’attenzione del mondo: le celebrità. Sembra giusto così, ma il femminismo di cui parlano le star quanto ha in comune con quello di chi era a manifestare in piazza?

C’è il femminismo di Jennifer Lawrence, che sta lottando contro la disuguaglianza di stipendi tra attori e attrici a Hollywood, portando avanti la battaglia di tutte le lavoratrici (anche se nell’ordine di milioni di dollari invece che di migliaia). E non solo: in un saggio scritto per la newsletter di Lena Dunham è riuscita a toccare il tasto giusto riguardo al motivo di questa dinamica, e cioè il fatto che le donne, come ha fatto lei, tendono a rinunciare prima ancora di aver lottato per la paura di apparire aggressive o ambiziose.

E poi c’è il femminismo che predicano altre star, come Emily Ratajkowski e Kim Kardashian, che attraverso i propri selfie senza veli si definiscono paladine del diritto di esprimere la propria sessualità. Il principio che le guida è pieno di dignità, su questo non c’è dubbio. Il fatto che venga espresso proprio da loro, che nell’immaginario maschile non occupano un ruolo troppo decoroso, lo sminuisce e lo fa sfociare nella volgarità e nell’esibizionismo. Ecco perché talvolta la popolarità non basta.

C’è infine il femminismo di Emma Watson, che dal 2015 è Godwill Ambassador per le Nazioni Unite, e si batte costantemente per la parità di genere con la campagna HeForShe per la parità di genere. Non solo: distribuisce in giro per New York libri di scrittrici femministe. Basta questo per dimostrare di essere totalmente impegnata nella battaglia contro il sessismo? No, visto che un singolo scatto su Vanity Fair con il seno più scoperto del normale è bastato per farla attaccare da tutto il mondo. La sua risposta è stata: “Il femminismo riguarda la libertà e l’uguaglianza, non le mie tette.” E siamo sicuri che su questo tanto le donne quanto gli uomini sono d’accordo.

In realtà, una recente ricerca ha dimostrato che quando le celebrità si autodefiniscono femministe, hanno un’influenza negativa sui diritti delle donne: spesso la prima cosa che le persone pensano è che lo facciano solo per acquisire visibilità, e dunque non considerano sincero il loro messaggio. Dunque, l’impegno sociale di chi possiede la fama è fondamentale, ma per avere efficacia deve essere sincero e disinteressato. Intanto, qualunque sia il nostro ideale di femminismo, l’importante è portarlo avanti. E viva le donne!

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