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Il lunare Mount Ventoux al Tour de France

Andare pedalando sino alla Luna. Suggestioni di occhi trasognanti ma neanche tanto... Sì perché nei pomeriggi assolati di Luglio la Francia ha fotografato una scena simile e la ha inviata in tutto il mondo. Un gruppo di centoottanta, duecento atleti sulle pendici del Mont Ventoux in Provenza, tra vento e sabbia bianca. Il Monte Ventoso è divenuto Riserva della biosfera dell'Unesco. Una luna in terra che ha ispirato Petrarca che nel 1336 arrivò per la prima volta in cima e molti anni dopo la lucida follia degli organizzatori della Grand Boucle che hanno pensato che le biciclette sarebbero potute arrivare lassù, a toccare il cielo con un dito anche a costo di stravolgere la macchina organizzativa della gara. Il Ventoux trae il nome proprio dalla sua caratteristica principale: il vento che sembra volerti risucchiare, quelle folate che inaspriscono ancora di più le pendenze della salita che vanno dal 7,7% sino al 20%, roba da far tremare i polsi. Le postazioni dei cronisti molte volte non possono arrivare in cima e devono fermarsi più in basso a dare voce alla magia, stessa difficoltà per tutto l'apparato della gara francese: ma un uomo che sogna è irraggiungibile. Così il Monte Calvo ha dato il benvenuto alle due ruote: era il 1951 e la tappa andava da Montpellier ad Avignone , un passaggio in corsa prima delle braccia alzate di Gaul, Poulidor, Merckx, Thèvenet, Poli, Pantani, Virenque e Froome. I fotografi hanno portato a casa da questo posto gli scatti di perfetta sincronia tra armonia e fatica. La perfezione delle imprese e il dolore e il sudore di chi con orgoglio ha voluto portare la bicicletta oltre la linea bianca del traguardo. Il Monte ha memoria: si ricorda di Tommy Simpson che mentre sfidava la strada dal versante di Bedoin perse la vita sul Ventoux, la lapide a bordo strada è un monumento al suo sacrificio, si ricorda della fuga di 170 chilometri di Eros Poli e del duello avvincente quel 13 luglio 2000 tra Marco Pantani e Lance Armstrong. Ma non solo. A 1912 metri stazionano anche tutte le voci degli appassionati che raggiungono a piedi un tratto di strada dove vedere i propri beniamini transitare, gli applausi ai più bravi e ai meno bravi, perché il ciclismo è così si tifa per tutti, si rispetta la fatica di ogni uomo senza guardare il marchio sulla maglia, i silenzi immensi prima e dopo il passaggio della gara, silenzi intrisi di attesa e di ricordi. Il Ventoux sono anche le borracce spremute sino all'ultimo preziosissimo goccio d'acqua in questo deserto, gettate a terra e raccolte dagli spettatori, i bambini increduli che toccano quella sabbia "lunare" e magari ne portano un pochino a casa fingendosi degli astronauti e tutte le pagine di giornale, le voci in radio e le immagini in tv che hanno illuminato lo spettacolo. Così quel sogno di una bici sulla luna è un pochino meno sogno e un poco più realtà... Gli occhi di chi sognava hanno aperto il sipario e vi hanno trovato una scenografia naturale con volenterosi attori pronti a uno spettacolo drammatico e magnifico al tempo stesso.

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