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Il pianista di Yarmouk, note dalle zone di guerra

“Penso a ciò che ha detto Lenin sull'Appassionata di Beethoven: "Non devo ascoltarla o non terminerò la rivoluzione". Ma come fa chi ha ascoltato questa musica, ma veramente ascoltato, a rimanere cattivo?” (Georg Dreyman – tratto dal film: Le vite degli altri)

La musica calma gli animi, ci rende armoniosi col mondo e per questo costruisce la pace. Lo diceva anche Lenin, preoccupato durante la rivoluzione, che le melodie di Beethoven potessero fermare la sua rabbia. In questi giorni la musica ha dovuto arrendersi, di nuovo, di fronte alle barbarie dell'uomo. Ci ha riprovato, ma ha fallito. Ancora una volta la furia cieca e l'odio verso il prossimo hanno vinto.

Aeham Ahmed, conosciuto come il “pianista del campo di Yarmouk”, è un giovane palestinese di 27 anni che ha passato buona parte dell'ultimo anno a suonare, con il suo pianoforte, tra i campi profughi nella periferia di Damasco. Perché anche nei momenti difficili certe emozioni non puoi tenertele dentro, così Aeham, ha deciso di usare il suo talento per ridare speranza alle persone e tra le macerie di una città distrutta ha deciso di mettersi a suonare Beethoven.

Immagini che hanno fatto il giro del mondo, quelle di lui intento a suonare il pianoforte circondato da palazzi devastati dalla guerra, proprio come lo fecero oltre 20 anni fa le foto di Vedran Smailovic, intento a suonare il violoncello alla biblioteca di Sarajevo. Il “violoncellista di Sarajevo” (nome col quale divenne famoso proprio come Aeham) nel 1992 suonò per 22 giorni consecutivi in punti diversi della città, per ricordare le altrettante vittime di uno dei tanti bombardamenti che colpirono la città durante l'assedio che martoriò la capitale bosniaca. E proprio come il suo collega violoncellista a suo tempo, il giovane palestinese è diventato simbolo di libertà, amore verso gli altri e della non violenza come arma per fronteggiare il male. Da Sarajevo a Damasco, dopo più di 20 anni, abbiamo assistito alla stessa storia, quella di chi ha provato a combattere i deliri umani con note e sinfonie. Ma come in quel periodo, anche oggi, la storia con la s minuscola, anche stavolta si e vista costretta a cedere il passo alla Storia, quella con la S maiuscola che non sempre si sviluppa secondo logica e buon senso. Vedran lasciò Sarajevo per l'Irlanda del Nord nel 1993 e qualche giorno fa anche Aeham ha deciso di lasciarsi alle spalle la Siria in direzione Europa.

Alcuni membri dello stato islamico, forse consci della forza della musica o forse solo come atto di violenza fine a se stessa, lo scorso aprile diedero vigliaccamente fuoco al suo pianoforte. Per ora il ragazzo, che è solo all'inizio del suo viaggio, è giunto sano e salvo a Mitilini sull'isola di Lesbo. Ma il suo sogno, come quello di molti altri, è di arrivare in Germania. Non ci resta quindi, per il momento, che augurarci che la storia di Aeham e quella di altre migliaia di disperati abbia il lieto fine. Anche perché, la Storia, quella con la S maiuscola, ancora una volta ce lo sta negando.

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Alessandro Camagni

Laureando in Scienze internazionali ed istituzioni europee. Inguaribile curioso con un erasmus alle spalle e tanti progetti davanti a lui. Vive sospeso tra sogno e realtà: ama il confronto tra culture, i libri di Ken Follett e Tiziano Terzani, l'alba a Venezia, viaggiare in treno, i tramonti sul lago di Como, la polenta e i canestri in semi-gancio. Odia il conformismo, gli scontri generazionali, il caffè solubile, i saluti di rito e il fatto che non esista più la Coppa delle Coppe.

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