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Il Quarto D’ora della Statale incontra i musicisti del Carcere di Bollate

La musica è uno dei tanti strumenti che l’arte ci concede per poter esprimere le nostre emozioni. Una chitarra, un microfono oppure una batteria o un basso, tutto diventa possibile, anche credere, per un po’, di non essere uno dei detenuti della II Casa di Reclusione di Milano.

Attraverso il progetto “Officine Musicali Freedom Sound”, reso possibile dall’aiuto della Fondazione Monzino e grazie al costante impegno dell’assistente capo di polizia penitenziaria, Francesco Mondello, insieme agli agenti del 4° Reparto, i detenuti hanno la possibilità di suonare in una sala prove attrezzata, dando libero sfogo alla loro bravura e creatività.

Il gruppo di musicisti è guidato da Angelo Aquino, classe ’64, detenuto dal 2011, il quale si è messo a completa disposizione dei più interessati tenendo dei corsi di chitarra e basso, guidandoli in questo progetto che affianca il processo rieducativo.

La Freedom Sound, inoltre, grazie all’Associazione Antigone, da più di 4 anni partecipa al programma Jailhouse Rock di Radio Popolare di Milano e Roma. Ogni settimana viene registrata una cover musicale di un’artista che ha trattato l’argomento della carcerazione, facendola poi trasmettere su alcune emittenti radio.

Durante l’incontro i partecipanti al progetto, ci raccontano di quanto sia importante per loro quel luogo dedicato alla musica, liberamente definita: un’isola felice.
Nessuna spavalderia nelle loro parole, nessuna arroganza, solo una gran voglia di ricominciare.
C’è chi ama scrivere canzoni per esprimere i propri sentimenti, chi da sempre suona uno strumento e chi, invece, ha cominciato proprio in carcere.

Il loro repertorio spazia da canzoni classiche italiane a generi come il rap o dance, insomma quando la band entra in quella stanza tutto è possibile. Ci raccontano di come sembri un paradosso, il fatto che talvolta non abbiano “tempo”, a volte addirittura non dormono per terminare di sistemare un pezzo, o per scrivere un testo.

Attraverso questo progetto il Carcere di Bollate ha dato ai suoi “ospiti” la possibilità di confrontarsi con un’attività che richiede capacità di progettazione, facendo condividere un obiettivo in grado di restituire ordine e serenità alle persone che vivono un periodo di "pena".

Angelo e Francesco ci confermano l'intenzione di creare una sala gemella anche nel reparto femminile e per far questo stanno raccogliendo materiale, anche grazie alle donazioni, ma c’è ancora molto lavoro da fare.

In autunno verrà valutata una collaborazione con Radio Statale, perché la nostra Università ha anche il dovere di occuparsi di tematiche sociali, di farsi portavoce di progetti, come questo, dove ai ragazzi come noi viene data l’opportunità di redimersi dai propri errori e di avere un’altra occasione.

Prima di lasciare il carcere, Angelo e la sua band tengono a spiegarci l’importanza di raggiungere il pubblico e di riuscire trasmettere il loro messaggio: “Se vediamo che cantate o ballate significa che siamo riusciti a trasmettervi le nostre emozioni. Essere detenuti non è tutto ciò che siamo e saremo.”

Vi lasciamo in compagnia di un loro brano e di alcune foto scattate all’interno dell’istituto penitenziario:

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Foto credit: Leonardo Cristiano

Ariticolo scritto da Francina Foresti e Cecilia Pizza

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Francina

Università degli Studi di Milano - Studentessa di giurisprudenza, madre di una bambina di 6 anni, uno spirito incapace di non farsi domande e pretendere risposte.

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