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Il restyling di Dylan Dog

La prima volta ero in seconda media. Fu un prestito di un compagno di classe, un tipo un po’ strano, che all'intervallo se ne stava sempre in disparte a leggere fumetti con le cuffie nelle orecchie. Tutto ha avuto inizio con Johnny Freak, numero 81 del papà/maestro Tiziano Sclavi, albo travolgente e toccante con un finale strappalacrime che all'ultimo rivela una qualche illusoria nota di speranza. Quello che ci voleva per farmi innamorare. Trecentotrentasette numeri comprati, ma anche prestati, regalati, e scovati nei più remoti mercatini della provincia milanese. Anni di ricerche per averli tutti. Mi ripetevo che dovevo averli tutti, li bramavo, avrei potuto leggerli in sequenza, rileggere i miei preferiti (Vampiri e Il lungo addio viaggiano sulle sei o sette riletture) e avere uno spazio dove rifugiarmi dalle turbe dell’adolescenza fatto di licantropi, vampiri, battute al vetriolo, belle donne e tavole magistralmente disegnate. E così è stato. I miei Dylan Dog sono tutti lì, integri, ben riposti e motivo di grande orgoglio. Fin qui quindi, tutto bene. Nonostante qualche delusione (non si può sempre brillare per originalità, mi dicevo), nei sedici anni successivi, ogni volta che aprivo un albo, questo, aveva la capacità di trasportarmi in un altro universo. Per i venti minuti dedicati alla lettura, io ero lì, risucchiata nel fumetto, a Londra, nell’appartamento numero 7 di Craven Road o ovunque le bizzarre storie e il carisma dei personaggi considerati ormai come dei vecchi amici, erano in grado di trascinarmi. Certezze. Anni di certezze. Poi, tempo addietro, leggo che il successo dell’amato Old Boy è in netto calo. Nonostante Dylan Dog sia il secondo fumetto per numero di copie vendute, è anche infatti il primo per numero di lettori persi. Dannazione! Nell’era di internet e di Zerocalcare, va a finire che me lo ritirano dalle vendite. Poi arriva la notizia che è anche peggiore: lo rivoluzionano. Cosa vuol dire? Mi chiedo con ansia. E così, la ben celata parte “nerd” del mio Essere viene sguinzagliata libera di fare ricerche e approfondimenti sulla questione. Inizialmente mi rassicuro, si parla di un “ritorno alle origini” per recuperare l’essenza horror e inquietante delle vecchie avventure. Ok, la solita rispolverata di qualche classico tra i mostri. Poi, il trauma. Leggo: “l’introduzione di novità quali il pensionamento dell’Ispettore Bloch,(come scusa?) l’arrivo di nuovi personaggi, come l’ispettore Carpenter (I-s-pe-tto-re chi?!?) e John Ghost che, in sostituzione a Xabras rappresenterà l’incarnazione di tutti i mali di oggi (e quelli di ieri? Tutti i mali? Proprio tutti? Avevamo voglia di farla breve?) ma non finisce qui (ah no??). Avremo a che fare anche con l’inserimento della tecnologia nella vita di Dylan, che avrà a disposizione uno smartphone caratterizzato da un software femminile, dotato di una spiccata personalità, di grande senso dell’umorismo e anche di un nome: Irma”.(fatemi capire, uno dei nuovi personaggi sarebbe, quindi, la voce di una donna che esce da un telefono???). Aiuto. Nei fumetti il tempo non passa mai dico, perché Dylan? Perché non fanno un restyling a Tex che è sempre lo stesso dai tempi di De Gasperi? Sono arrabbiata. Bloch congedato. Dovrei forse essere felice per il mio amico Ispettore, arrivato finalmente al momento di godersi l’attesa pensione? Immagino che ormai non se l’aspettava più neanche lui, credeva senz’altro di essersela giocata in quel migliaio di volte che, per aiutare l’indagatore dell’incubo, è andato contro i rigidi protocolli di Scotland Yard. E invece non mi rallegro. Non mi rassegno e continuo ostinatamente nelle ricerche sperando di trovare una qualche smentita, ma devo convincermi che è così: le cose cambiano e le certezze non esistono. Poi però mi dico: basta! Alla fine è solo un fumetto e tu hai trent’anni! Prendilo come uno spunto alla crescita. Basta gingillarsi con queste letture adolescenziali. È ora di crescere! Cresci! Sì, infatti, lo penso davvero: non lo comprerò più. Mai più. È deciso. Il ventotto ottobre è il giorno d’uscita dell’albo svolta: “Mai più Ispettore Bloch” è il titolo. Nonostante l’atteggiamento indifferente che ho cercato d’impormi sull’argomento, già appena sveglia so che giorno è. E so perché lo so. Preparo il caffè, lego il cane al guinzaglio ed esco a fare un giro. Fumo, il cane è inquieto e mi obbliga a fare una strada diversa dal solito. Inizia a piovere, e con una corsa imbarazzante raggiungo dei portici vicini. Quanti nuovi negozi qui sotto, penso. Uno studio di tatuaggi, un panettiere (un altro!), un’edicola. Un’edicola. D’istinto mi ci butto dentro ma poi mi fermo sulla porta, magari il cane non può entrare. Alzo lo sguardo e l’edicolante mi sta guardando con aria gentile e con un bel sorriso mi fa cenno di entrare. È una cartoleria/edicola/libreria tutta nuova di zecca e profuma di carta stampata. L’edicolante continua a guardarmi. Vuol sapere cosa voglio. “Il corriere…” gli dico mentre guardo affascinata la locandina pubblicitaria che rappresenta la copertina dell’albo: un omaggio di Angelo Stano a The Amazing Spiderman: “Spiderman No More”. Tentenno ancora per un attimo, potrei sempre comprarlo e non leggerlo, penso. Sì, potrei. Ecco sì, farò proprio così, per protesta! “ …e Dylan Dog,” aggiungo a voce bassa. Esco dall’edicola. Non piove più. Mi incammino verso casa. Non ero così triste dall’89 (Cit. Ispettore Bloch).  
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Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

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