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Il suffragio imbruttito

Recentemente ho visto il nuovo video della pagina Facebook Il Milanese Imbruttito; sapendo che quel video è stato realizzato in discoteca ed è stato montato furbescamente, mi sono fatto una buona dose di risate. Come in altri video di quella pagina, però, ho letto diversi commenti indignati dal fatto che gli intervistati possono esercitare il diritto di voto.

Spero che questi commenti siano stati scritti con leggerezza, poiché il diritto di voto, se è consapevolmente offerto dallo Stato ed esercitato dagli individui, è una prova del meraviglioso principio per cui le scelte di ogni cittadino non producono effetti esclusivamente nella sfera privata, ma anche nella sfera pubblica. Ritenere che il possesso del diritto di voto da parte degli intervistati sia un dramma significa delegittimare quel principio. Altri commenti propongono un suffragio fondato su criteri culturali.

Commenti come questi mi spingono a farmi alcune domande: secondo quale concezione di cultura l’ignorare le risposte ai quesiti dell’intervistatore dovrebbe coincidere col negare l’accesso al voto?
Si tratta della “cultura generale” che, negli anni dell’obbligo scolastico, propone asetticamente temi come l’anniversario della liberazione d’Italia, I Promessi Sposi e Bohemian Rhapsody? Si tratta della “cultura generale” che, dopo gli anni dell’obbligo scolastico, non rilancia gli stessi temi in forme stimolanti?
Siamo sicuri, inoltre, che la padronanza della “cultura generale” implichi il voto consapevole?
Se l’obiettivo è la derisione degli intervistati, la delegittimazione del suffragio universale è un’argomentazione interessante. Se invece miriamo all’esercizio consapevole del diritto di voto, allora è bene chiedersi quale concezione di cultura permette di raggiungere questo obiettivo.

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Stefano Cazzaro

Sono il fondatore della startup culturale Còlere. Sto scrivendo un libro che parte da questa domanda: che cos'è e che cosa può essere la cultura?

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