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Je Suis Errì

"Sabotare è un verbo nobile, reso completo da un alta quantità di lotte civili. Persino Gandhi ne era un estimatore. Il verbo sabotare ha una vasta applicazione e uno svariato numero di significati; difendere il senso delle mie parole fa parte della mia professione". Così Erri De Luca commenta a caldo la prima udienza al tribunale di Torino dove il 28 gennaio si è aperto il processo allo scrittore napoletano, colpevole, secondo i Pm, di istigazione a delinquere. De Luca è stato infatti indagato a seguito dell’intervista rilasciata all’Huffingtonpost nel settembre del 2013 dove dichiarava: “ La Tav va sabotata perché nociva e inutile [..] hanno fallito i tavoli di governo e le mediazioni. Il sabotaggio è l’unica soluzione.” Sono queste le parole che hanno scatenato una bufera nella magistratura torinese, al punto di istruire il processo iniziato oggi. Durante l’udienza preliminare del giugno scorso, la difesa ha rinunciato al rito abbreviato per permettere un processo aperto con udienze pubbliche, scelta che ha raccolto i suoi frutti, visto il seguito di fan e attivisti No Tav presenti oggi dentro e fuori dall’aula. Quello che viene contestato a De Luca è il reato di istigazione alla violenza, scaturito dall’utilizzo del verbo “sabotare” qui inteso come sinonimo di “danneggiamento materiale”, ma quello per cui viene processato oggi, secondo lo scrittore, assomiglia ad un reato d’opinione. Il verbo sabotare infatti, ha molteplici e svariati usi: uno sciopero senza preavviso, ad esempio può sabotare la produzione di una catena di montaggio, un soldato che esegue male un ordine, lo sabota, lo stesso ostruzionismo parlamentare contro un disegno di legge è un atto di sabotaggio. Inoltre, l’articolo 21 della nostra costituzione, affermando che “tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il loro pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, garantisce massima libertà d’espressione e d’opinione a tutti i cittadini. Anche a quelli che fanno gli scrittori. Sembrerebbe quindi, più che altro che sia l’accusa stessa contro de Luca, a sabotare il diritto costituzionale di parola. Per quanto riguarda il processo ci sono alcuni punti da chiarire: innanzitutto non è lo Stato a chiamare in causa Erri De Luca, com’era ipotizzabile, ma una ditta francese la LTF, Lyon Turin Ferroviaire che è convinta che le dichiarazioni in questione siano un vero e proprio invito da parte dello scrittore ad atti violenti e danneggiatori.  Le risposte, si spera, le darà il processo, ma l’idea diffusa e ribadita anche da De Luca è che sia tutto parte di una strategia ben congeniata, volta a colpirne uno per educarne cento e a sollevare un polverone di stampo politico. In conclusione inoltre, perché sia accertata l’istigazione alla violenza è necessario accertare la connessione diretta tra le parole dello scrittore e le azioni commesse dai rivoltosi; nel caso in cui non si fosse in grado di dimostrare questa successione il capo d’accusa andrebbe a cadere. L’udienza odierna, in questo senso è servita a definire con esattezza il tema della controversia e il giudice ha snellito il fascicolo di dibattimento. All’uscita dall’aula Erri De Luca cammina placidamente affianco al suo avvocato. È sorridente. E nella ressa di giornalisti e fotografi, alla domanda su come pensa che si concluderà questa storia, risponde: "per il mio processo, non lo so. Per quanto riguarda il discorso TAV invece sono certo: non si farà. Non ci sono soldi".
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Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

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