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LA CORONA DEI RE D’ITALIA

Nella Cappella di Teodolinda del Duomo di Monza è custodita la Corona Ferrea, o Corona del Ferro, prezioso capolavoro di oreficeria utilizzato fin dall’Alto Medioevo per l’incoronazione dei Re d’Italia.

Certezze riguardo le origini del manufatto non ve ne sono; di supposizioni, ipotesi e leggende ne circolano invece molte. La corona è anche venerata come reliquia, deve infatti il suo nome ad una lamina circolare di metallo al suo interno, che, secondo la tradizione, è stata forgiata con il ferro di uno dei chiodi che inchiodarono Gesù alla croce.

La corona è un diadema di probabile manifattura bizantina; i primi che certamente la utilizzarono per l’incoronazione dei loro Re furono i Longobardi. La tradizione infatti ricollega la corona alle vicende di Teodolinda, regina dei Longobardi, che fece edificare il Duomo di Monza, santuario nel quale il monile, salvo alcune parentesi temporali, fu sempre conservato. Non è chiaro se la regina Teodolinda fece fabbricare o comunque assemblare il manufatto oppure se esso fosse già un’insegna reale utilizzata dagli Ostrogoti e passata poi ai Longobardi.

In ogni caso, la storia del Sacro Chiodo è la seguente. Secondo la leggenda Elena, madre dell’imperatore Costantino e venerata come santa dalla Chiesa Cattolica, durante i lavori di dissotterramento dell’area del Golgota a Gerusalemme e di edificazione della Basilica costantiniana, rinvenne gli strumenti della Passione di Gesù, tra cui la “vera Croce”. Ne avrebbe asportato i chiodi e ne avrebbe fatto montare uno sull’elmo del figlio, affinché fosse protetto in battaglia. Secondo una ricostruzione avvincente la corona sarebbe il diadema che era montato sull’elmo di Costantino e con il ferro del chiodo sarebbero stati realizzati due archetti incrociati utili ad agganciare il monile all’elmo, e non dunque la lamina circolare all’interno della corona, come un’altra tradizione ritiene. L’elmo sarebbe poi stato portato a Milano da Teodosio I e, in seguito alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, trasferito a Costantinopoli. Quando poi Teodorico, re degli Ostrogoti, ne chiese la restituzione, i bizantini smontarono il diadema dall’elmo, trattenendo quest’ultimo.

Quale che sia la sua origine, la corona, dopo la conquista del regno longobardo da parte di Carlo Magno e l’instaurazione del Sacro Romano Impero, fu utilizzata per l’incoronazione dei Re d’Italia. L’Imperatore infatti riceveva tre incoronazioni: una come Re di Germania, una come Re d’Italia ed una come Imperatore. L’incoronazione come Re d’Italia avveniva generalmente nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano o nel Duomo di Monza, dove la corona risiedeva tra un’incoronazione e l’altra. È per questo motivo che Monza aveva il titolo di “città regia”, proprietà diretta dell’Imperatore, e godeva di privilegi in materia fiscale.

Nel 1248, insieme al resto del Tesoro del Duomo di Monza, fu data in pegno all’ordine degli Umiliati e riscattata solo nel 1319. Pochi anni dopo, durante l’occupazione crociata della città, fu trafugata e inviata alla sede papale che in quegli anni era ad Avignone. Al momento della restituzione ne fu constatato il danneggiamento: delle otto placche che la costituivano due erano state sottratte. Fu affidata per il restauro all’orafo Antellotto Bracciforte; la lamina circolare all’interno della corona venne probabilmente aggiunta da quest’ultimo per rinforzarla e l’identificazione con il Sacro Chiodo sarebbe frutto delle congetture di storici cinque e secenteschi. A rinforzare questa ipotesi sono recenti esami che avrebbero appurato che la lamina interna sarebbe di una lega di argento e non di ferro. In seguito a questo restauro la corona però rimase troppo piccola per essere indossata sul capo da un uomo e si ovviò al problema grazie all’utilizzo di particolari copricapi durante le cerimonie di incoronazione.

La tradizione della triplice incoronazione si interruppe con l’abdicazione di Carlo V, che fu incoronato nel 1530 a Bologna da papa Clemente VII prima come Re d’Italia e poi come Imperatore e che divise nel 1556 i suoi sterminati domini tra il figlio Filippo e il fratello Ferdinando, a cui andarono i domini asburgici e il titolo di Imperatore. La tradizione riprese però quando il Ducato di Milano passò all’Austria nel 1714, in seguito alla conclusione della guerra di successione spagnola.

Nel 1805, all’apice del suo successo, nel Duomo di Milano, Napoleone si incoronò, ponendosi da solo la corona sul capo, Re d’Italia. In seguito alla disfatta napoleonica, la prerogativa dell’incoronazione con la Corona Ferrea tornò agli Asburgo, che, durante le guerre d’indipendenza italiane, la trasferirono a Vienna, salvo poi restituirla al neonato Regno d’Italia nel 1866, alla conclusione della Terza Guerra d’Indipendenza.

Nel Regno d’Italia costruito dai Savoia non è mai esistita la cerimonia dell’incoronazione e dunque la Corona Ferrea fu sì utilizzata come emblema ma non cinse mai il capo di Vittorio Emanuele II, Umberto I, Vittorio Emanuele III e Umberto II. Umberto I anelava probabilmente di essere prima o poi incoronato con l’antichissimo diadema, ma la sua morte prematura per mano dell’anarchico Gaetano Bresci lo impedì. Tuttavia, nel monumento funebre di Umberto al Pantheon è rappresentata una copia bronzea della Corona Ferrea.

Nel 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale, temendo che i tedeschi volessero impadronirsene, il cardinale Ildefonso Schuster la fece trasferire segretamente in Vaticano. Da quando è rientrata a Monza nel 1946 non si è più mossa ed è custodita nella teca in vetro blindato che Umberto I, certamente affascinato da questo prezioso monile, donò nel 1896 ad Duomo della città lombarda.

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