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La risposta dei Creedence alla guerra in Vietnam

Creedence Clearwater Revival, gruppo rock statunitense,hanno fatto della loro musica il simbolo della controcultura americana degli anni sessanta.

Il singolo “Fortunate Son” è stato pubblicato  nel settembre 1969 per promuovere il loro quarto album Willy and the Poor Boys, durante il conflitto in Vietnam.

Il brano è stato ampiamente utilizzato per protestare contro le azioni militari e l'elitismo nella società occidentale infatti il testo è un violento ma anche ironico attacco ai figli “fortunati” dei ricchi, dei militari e dei politici che riuscivano ad evitare di andare in guerra. parla di un giovane sottoposto alla leva obbligatoria. Andavano invece a combattere, spediti da quelli con gli occhi a stelle e strisce, erano invece i giovani della working class, della quale i Creedence e gran parte del loro pubblico facevano parte. Una canzone, quindi, che è allo stesso tempo contro la guerra e contro le ingiustizie sociali e che conserva ancora oggi tutta la sua forza ed attualità. 

Il brano elenca le sfortune e le fortune delle due classi messe a confronto, che sfocia nel più sentito rancore espresso dalla voce graffiante di John Fogerty che  usa volutamente un ritmo incalzante sia con le parole sia con la musica. Questa scelta narrativa centra perfettamente lo scopo e rende l’ascoltatore partecipe della protesta del ragazzo. Musica e parole sono talmente veloci che sembrano uscire urlanti dalla bocca del narratore; il ritornello in formula passiva incalza le coscienze di chi ascolta e rende ancora più forte il senso di rabbia.

[...]Certa gente è nata con la camicia
Dio, non si fanno mancare nulla
Ma quando l'esattore delle tasse bussa alla loro porta
Dio, la loro casa sembra una svendita di roba usata
Non io, non io, io non sono figlio di un milionario, no[…]

Questo profondo disagio che le nuove generazioni avvertivano in questo periodo storico, emerge anche nel mondo della musica. L a guerra del Vietnam ha sollevato copiosamente l’opinione degli artisti folk che hanno dato il loro contributo mettendo in musica il loro dissenso.


Veronica Perazzolo 

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Veronica Perazzolo

Un'artistoide dall'indole nomade . Non amo la caoticità della città, vivrei perennemente a piedi scalzi, con la biografia di qualche veterano della " summer of love" e Neil Young in sottofondo. Non amo calpestare lo stesso suolo troppo a lungo. Filosofa a tempo perso e cantante soul a tempo.. indeterminato. Vivo tra l'Italia e l'Australia da cinque anni, sempre alla ricerca di quelle " Good Vibes" tra concerti, festival e amicizie singolari. Sono sempre più convinta di essere nata nell'epoca sbagliata. Gli anni 70 avrebbero fatto più al caso mio.

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