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La Trump University a processo per frode

Nessuna abilitazione all'insegnamento e truffe sulle vere possibilità offerte dai corsi il 28 novembre al via il processo

“Garantiamo la formazione di giovani uomini e donne d’affari ed esaltiamo l’eccellenza attraverso l’incontro con professionisti del settore immobiliare” è così che si vendeva la Trump University la scuola di formazione fondata dal candidato Repubblicano alle presidenziali americane, Donald Trump e che oggi è imputata in tre diverse cause legali.

“Per prima cosa la Trump University non è mai stata un’università” sostiene il procuratore generale di New York, Eric Schneiderman, ricordando come già nel 2005, a solo un anno dalla sua creazione, l’istituto venne avvertito di essere in violazione della legge statale del dipartimento sulla formazione dello stato di New York, istruendo giovani studenti, senza avere la licenza ne i riconoscimenti accademici necessari a farlo. Trump e il suo staff ignorarono l’avvertimento fino al giugno 2010 quando cambiarono il nome dell’istituto in The Trump Entrepreneur Initiative, ammettendo in qualche modo di essersi attribuiti indebitamente un ruolo di formazione accademica e universitaria.

Ma non è tutto. L’accusa più grave infatti arriva dagli studenti stessi, truffati economicamente dal magnate dell’imprenditoria: corsi di formazione che arrivavano a costare fino a 35mila dollari e che millantavano la rivelazione di segreti e strategie del settore immobiliare attraverso la voce di noti esperti. Tutto falso, sia per gli studenti che per la procura che mette in luce come molti dei docenti selezionati provenivano da campi che non hanno niente a che fare con l’immobiliare, e come il materiale didattico proposto fosse dozzinale e nulla in più aggiungeva a corsi online pre impacchettati.

La procura, attraverso la voce di Schneiderman, ha inoltre definito il metodo Trump “bait and switch”, un’”operazione esca” destinata alla frode; un sistema di specchietti per le allodole che, ad esempio, con una tre giorni di seminari a “solo” 1495 dollari mirava ad attirare gli studenti convincendoli ad unirsi a corsi più costosi e, ove necessario, convincendo le società di carte di credito ad aumentare i limiti dei loro prestiti.

Stessa storia anche dall’altra parte del paese: in California infatti, a San Diego un altro procedimento giudiziario attende il leader del partito conservatore americano: la denuncia a nome di 7000 studenti della Trump University truffati anche loro con le stesse modalità di New York, per un risarcimento complessivo che sfiora i 40 milioni di dollari. Jason Forge, uno degli avvocati difensori degli studenti ha sottolineato come oltre al “notevole e gravoso quantitativo di denaro speso” la truffa ha avuto ripercussioni anche sulla loro vita personale, animando sensi di colpa, e scarsa autostima per coloro che si sono fidati del nome dell’imprenditore più famoso d’America.

La tegola giudiziaria però non preoccupa Donald Trump che anzi, rincara la dose, elogiando la qualità dei suoi corsi e accusando il giudice del distretto sud della California, Gonzalo Curiel di ostilità nei suoi confronti, sottolineando in maniera sconnessa (ed evidentemente dispregiativa) le origini ispaniche del giudice, e che, attraverso il suo avvocato Jeffrey Goldman, fa sapere di essere pronto a salire sul banco dei testimoni a difesa della sua scuola, e di auspicare in un equo processo.

Lo speriamo anche noi, e tutti gli ex studenti della Trump Univeristy. 

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Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

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