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La vera storia dei 47 Ronin

Giappone, una gelida alba invernale della seconda metà del ‘600, 47 samurai decisero, senza esitazione, di togliersi la vita tramite il rito del seppuku, una complessa modalità di suicidio che consta nel trafiggersi all’addome con la propria spada lunga.

Il motivo? L’aver trasgredito a un ordine dello Shogun, supremo comandante militare giapponese, compiendo una vendetta.

La causa prima scatenante di questa vendetta? Il suicidio del loro Daimyo, una sorta di signore feudale.

A un occhio occidentale tutto ciò suona incomprensibile e a tratti rasenta la follia e forse, per comprenderlo meglio è necessario una lunga premessa.

Questi 47 Samurai divenati Ronin, termine per indicare guerrieri privi di un padrone, erano, un tempo, al servizio di un Daimyo di nome Asano.

Asano, insieme a un altro nobile, aveva ricevuto il grande onore di organizzare una cerimonia per lo Shogun, il quale notoriamente conduceva una vita sfarzosa e ricca di divertimenti.

I due nobili erano si potenti signori feudali, ma erano più atti alla guerra che all’organizzare feste e l’invito, per quanto li onorasse li preoccupava non poco.

Entrambi decisero quindi di inviare dei messaggeri a un altro Daimyo, tale Kira, costui molto più uso alla vita di corte e a detta di molti maestro d’eleganza e ottimo organizzatore di cerimonie.

I messi inviati pregarono a lungo Kira di aiutare i loro signori a non fare una magra figura al cospetto dello Shogun.

I due inviati furono così convincenti che alla fine Kira accettò di aiutare i due Daimyo inviando loro indicazioni su come organizzare una perfetta cerimonia per lo Shogun.

Asano e il secondo nobile ne furono entusiasti, ma Asano fece, agli occhi di Kira, un errore madornale.

Era buon uso al tempo inviare ricchi doni a chi si presta ad aiutarti, soprattutto se questi è una persona superba e collerica come lo era Kira.

Asano, però, si dimenticò di inviare questi doni di ringraziamento facendo infuriare Kira.

Per rappresaglia questi decise di fornire al Daimyo, da lui visto come un ingrato, false informazioni circa i corretti gesti da fare durante la cerimonia e l’abbigliamento.

E così avvenne.

Quando Asano andò al palazzo dello Shogun per officiare la festa cerimoniale, non appena  varcò il portone di ingresso con gli abiti indicatigli da Kira, l’intera platea di cortigiani ammutolì e guardò verso il Daimyo a metà tra la commiserazione e il divertimento.

Asano, compresa la pessima figura, preso dall’ira sfoderò una corta daga e ferì al volto Kira, contravvenendo all’antica regola per cui in presenza dello Shogun non era permesso sfoderare un’arma.

Successivamente il nobile, preso dalla vergogna tornò, ormai disonorato, nel suo feudo e lì si tolse la vita.

Lo Shogun, per impedire future vendette, proibì ai samurai fedeli ad Asano di vendicare la morte del loro signore.

Ma uno dei capi, tale Oishi Iosho, però, riteneva tutto ciò una enorme ingiustizia da lavare col sangue, d’altra parte un nobile come Kira non avrebbe mai accettato un duello tradizionale con un semplice samurai, seppur di alto grado, né poteva ordire una congiura con tutti gli ex samurai di Asano, visto che non era certo della fedeltà di ciascuno di loro e la legge shogunale lo impediva.

Oishi dunque iniziò a cercare un nucleo di samurai fedeli.

Dopo la morte di Asano il feudo era stato confiscato dallo Shogun visto che nessun parente voleva prendere il feudo di un uomo così disonorato, ma i samurai dovevano essere comunque pagati un’ultima volta.

Oishi scelse quei 47 uomini che avevano mostrato un animo non corrotto dalla brama di denaro.

La vendetta doveva però aspettare, poichè l’allerta era troppo alta e Kira temeva rappresaglie.

Per tre anni i 47 ronin mostrarono di non essere più interessati alla vendetta.

Iniziarono a giocare d’azzardo, a frequentare bordelli, a fare i mercenari, ubriacarsi, maltrattare le proprie famiglie, non curare il proprio equipaggiamento, tutti gesti che un guerriero onorevole era obbligato a non fare.

Potevano uomini talmente caduti nel degrado essere ancora così fedeli al loro signore ormai morto da congiurare una vendetta?

Secondo Kira no, la vicenda di Asano fu quindi dimenticata e Kira non prestò più attenzione ai movimenti di quei, ormai disonorati, ronin.

Dopo tre anni, in una gelida notte invernale, durante una festa, 47 ombre scivolarono nel castello di Kira, eliminarono le guardie e presero d’assalto la sala dove si svolgeva la festa.

Kira, mezzo ubriaco, cercò di nascondersi ma fu ben presto individuato, anche a causa della piccola cicatrice sul volto.

I 47, trovatolo, gli imposero di suicidarsi, per prestare onore al loro signore, ma Kira codardamente, si rifiutò.

Oishi dunque lo decapitò con la sua spada lunga.

Poco dopo un lugubre processione con a capo la testa mozzata di Kira si diresse dove era seppellito il nobile Asano.

Oishi gettò ai piedi della tomba la testa insanguinata di Kira chiedendo scusa per aver fatto passare così tanto tempo prima di ottenere la giusta vendetta.

Poi, i 47 guerrieri si diressero al palazzo shogunale, lo Shogun era ben conscio che il gesto era quello che un samurai avrebbe dovuto fare ma d’altra parte erano stati violati troppi precetti, morali e di legge, per poter lasciar correre su tale vendetta.

I 47 uomini, dunque, all’unisono e senza un lamento, fecero seppuku, i loro corpi furono cremati e le loro ceneri sepolte in 47 tombe identiche nel cimitero del tempio di Sengakuji dove tutt’oggi molti giapponesi portano omaggi.

Il recente film con Keanu Reeves, pur avvalendosi di interessanti effetti speciali, non rende il giusto onore alla reale vicenda dei 47 Ronin, anche per le ampie licenze che utilizza probabilmente per rendere la storia più commerciale e piacevole a un pubblico occidentale. 

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