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LA VOCE DELLA PROTESTA: UNA CANZONE PER IL CAMBIAMENTO

Gli anni '60 hanno visto la più importante svolta della musica del secolo 900, almeno la più importante per il tempo presente, dato che la musica rock e pop odierna è una estensione, prosecuzione e, spesso, citazione, della musica nata in quegli anni e poi evoluta verso i territori del jazz e della musica sperimentale negli anni '70.

Il primo movimento musicale di rottura degli anni '60 è stato il cosiddetto "beat", che è stato impropriamente associato negli anni successivi a musiche estive, disimpegnate e ingenue. Allora suonava molto diverso e dirompente alle orecchie di ascoltatori abituati alla melodia e alla forma tradizionale della canzone. Nulla di strano quindi che anche nei testi si tentasse una rottura con la tradizione, in particolare la proposta di temi diversi da quelli tradizionali dell'amore e dell'abbandono.

Anche in Italia non sono mancati i tentativi di proporre canzoni di protesta, con tutte le cautele e le timidezze dettate dallo stretto controllo allora imperante sulla cultura e sulla radio-diffusione, e con i dubbi di rito sulla sincerità della proposta o sulla adesione alla moda del momento, tutti elementi che portavano a canzoni nelle quali l'elemento di protesta poteva essere ridotto ad un accenno o poco più.

In maniera sommessa, al limite dell’underground, alcuni brani volti alla “ scossa sociale” hanno lentamente preso piede e smosso l’opinione pubblica sotto diversi aspetti: dall’opposizione politica, al rispetto per l’ecologia alla critica del passato.

Non sono mancati esempi di brani più esplicitamente orientati a commentare la realtà, e in particolare il principale punto di crisi dell'epoca, la guerra del Vietnam, trattata efficacemente anche da cantanti normalmente considerati pop come Carmen Villani(Mille chitarre) o Gianni Morandi (C'era un ragazzo), e da vari complessi come i Giganti (La bomba atomica) o i Nomadi (Noi non ci saremo, di Francesco Guccini). Un altro efficace interprete di questi sentimenti è stato Roby Crispiano, grande e dimenticato cantante beat, con il notevole brano Uomini, uomini. Crispiano ha anche interpretato, insieme ai Pooh nella loro prima formazione, una canzone sul terrorismo dell'epoca, Brennero '66.

Non è mancato un tentativo di unire gli sforzi delle canzoni di protesta per tentare di farne una specie di movimento, era la cosiddetta Linea verde, sponsorizzata dal famoso paroliere Giulio Rapetti (Mogol) in un sincero tentativo di rifondare la canzone italiana. Da questa ispirazione sono nate canzoni esortative come Uno in più e C’è chi spera (entrambe interpretate da Riky Maiocchi), la già citata “ il cammino di ogni speranza (Caselli), Occhiali da sole (Jonathan e Michelle) e la canzone manifesto “La linea Verde” (Bushmen)

Nonostante ciò che si può pensare, anche la nostra Italia ha vissuto dei movimenti importanti solcati ed alimentati dalla nostra musica, spesso però passati in sordina ma non per questo senza lasciare traccia nelle nostre anime.

 

Veronica Perazzolo

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Veronica Perazzolo

Un'artistoide dall'indole nomade . Non amo la caoticità della città, vivrei perennemente a piedi scalzi, con la biografia di qualche veterano della " summer of love" e Neil Young in sottofondo. Non amo calpestare lo stesso suolo troppo a lungo. Filosofa a tempo perso e cantante soul a tempo.. indeterminato. Vivo tra l'Italia e l'Australia da cinque anni, sempre alla ricerca di quelle " Good Vibes" tra concerti, festival e amicizie singolari. Sono sempre più convinta di essere nata nell'epoca sbagliata. Gli anni 70 avrebbero fatto più al caso mio.

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