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L'ascesa dell'ideologia dei Khmer rossi

La storia dei Khmer rossi è una delle più cruente mai viste in tutto l’emisfero orientale. Il regno di Cambogia ancora oggi soffre per tutte le vittime, gli orrori e le tremende guerriglie sostenute da questo movimento che ha tenuto in ostaggio l’intero paese dal 1975 al 79, quando l’esercito vietnamita tentò di riportare l’ordine con un’invasione feroce.  

Il gruppo, definibile come partito rurale che praticava un’ideologia vicina al socialismo agrario, era guidato da diversi uomini, spinti da una forte tendenza nazionalista. Pol pot, capo dei guerriglieri cambogiani, parlava di nazionalismo Khmer, che, unito al maoismo più estremo, condusse i leader del partito verso la volontà di purificazione della Cambogia, puntando alla creazione di uno Stato i cui sudditi fossero totalmente e unicamente coinvolti nell’attività rurale.  Massacrarono qualunque soggetto appartenente alle classi più colte, distrussero ogni legame familiare in quanto incompatibile con la creazione della nuova società cambogiana, e soppressero, nel volgere di mezzo decennio, un terzo della popolazione cambogiana. È lecito parlare di genocidio, o autogenocidio, cambogiano.

Il processo di epurazione era mirato a ridare splendore al nuovo Stato imposto dai Khmer rossi, la Kampuchea Democratica. Infatti, una volta presa Phnom Penh, la capitale dell’ex regno, la prima azione fu quella di far evacuare la città, affrettando la fuoriuscita verso le campagne. Venduta come soluzione temporanea, i leader del partito sfruttarono la scusa delle carestie per ripopolare le vaste campagne della Cambogia. Inoltre, ogni cittadino straniero fu cacciato immediatamente dal suolo della nuova terra cambogiana, tranne alcuna eccezione, come i cittadini dell’alleata Repubblica Popolare Cinese.

La deportazione fu dunque effettiva e definitiva.

Tra le tante assurde curiosità che ha scaturito questo caso di proto-totalitarismo in Asia, sicuramente risalta l’organizzazione politica e amministrativa messa in piedi dall’èlite al governo. Nella Kampuchea Democratica esistevano strutture statali simili a quelle occidentali, come ministeri e uffici burocratici, ma esse erano funzionali solo per gestire le relazioni con l’estero e a pianificare dall'alto le azioni del regime. Invece questi apparati non venivano assolutamente utilizzati per stabilire un rapporto diretto con i cittadini comuni, i quali vivevano nella più totale inconsapevolezza del loro funzionamento e dell'identità stessa dei funzionari addetti alla loro direzione. Così, mentre all'esterno il regime e il Partito mostravano una facciata convenzionale, al suo interno si presentava esclusivamente sotto le enigmatiche spoglie dell'Angkar, misterioso ente politico supremo con peculiarità vicine all’idea di "Grande Fratello" proposta nel romanzo “1984”, di George Orwell.

Senza perderci in vane teorie complottistiche, si può dire che la popolazione veniva costretta a venerare tale onnipresente ma impalpabile entità. Infatti, un video propagandistico ufficiale del governo recitava: "L'Angkar ha occhi ed orecchie dappertutto".  Era l’unico mezzo di rappresentazione reale del partito dei Khmer rossi, i cui leader ebbero per lungo tempo identità del tutto ignote agli occhi dei cittadini. L’Angkar entrò prepotentemente nell’immaginario collettivo come l’infallibile e unico esecutore della giustizia, della sorveglianza e della difesa del popolo cambogiano, nonché unico oggetto di amore consentito alle persone. Non stupisce infatti l’obiettivo principale del partito, ossia la creazione di un uomo nuovo, che doveva essere: rivoluzionario, ateo, etnicamente "puro", privo di inclinazioni borghesi, dedito esclusivamente al lavoro dei campi, alla propria patria e all'Angkar.

Nel 1979, dopo aver eliminato un terzo della popolazione cambogiana, in virtù del sogno di Pol Pot e del regime, i Khmer rossi lasciarono il paese, cedendo all’avanzata delle milizie vietnamite, che fecero della Cambogia uno Stato satellite fino all’89, quando sotto l’egida delle Nazioni Unite venne ripristinato il Regno di Cambogia con l’instaurazione della monarchia costituzionale a struttura democratica.

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