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LE FREEDOM SONGS: dalla marcia di Washington ad oggi

La Marcia di Washington e le marce da Selma a Montgomery furono tre raduni di protesta che nel 1965 segnarono maggiormente la storia del Movimento per i diritti civili degli afro-americani negli Usa. Infatti, già a partire dagli anni ’50, Martin L. King predicò ed organizzò questa forma di resistenza che si tradusse in boicottaggi dei mezzi di trasporto, marce e sit-in, soprattutto negli stati del Sud.

Durante questa marcia, risuonava per le strade la melodia di Ray Charles “ Hit the road Jack”. Il testo però era diverso e recitava “ get the right Jack” ovvero “ prenditi i tuoi diritti, Jack!”, in riferimento al raggiungimento della parità di diritti tra bianchi e neri. 

Durante questi anni gli attivisti erano soliti cantare durante le marce di protesta per le strade, spesso faccia a faccia con i poliziotti. Le canzoni sono semplici ma potenti  e vengono denominate “ Freedom Songs” ovvero, le canzoni della libertà.

Queste canzoni, divennero uno dei più importanti motori del movimento, ricche di calore e fervore, emanavano un potere straordinario che giungeva dritto al cuore e all’anima dei neri.

La miccia che diede fuoco alle marce per i diritti civili fu l’episodio che coinvolse James Bonard Fowler, il poliziotto che il 26 febbraio 1965 uccise l'attivista afroamericano Jimmie Lee Jackson durante una marcia per i diritti civili a Marion, Alabama.
Di quell'omicidio, che provocò la famosa marcia di protesta da Selma alla capitale dell'Alabama, Montgomery.

La prima marcia ebbe luogo il 7 marzo 1965, in una giornata che sarebbe stata poi ricordata come la 'Domenica di Sangue' (BloodySunday) dopo che 600 dimostranti neri in marcia sull'Edmund Pettus Bridge furono attaccati da poliziotti bianchi con manganelli e gas lacrimogeni. Decine di persone rimasero ferite e le immagini degli scontri fecero il giro del mondo. 

Il 7 marzo del 1965 le TV americane mostrarono scene di insopportabile violenza della polizia contro manifestanti afroamericani inermi. Gli spettatori ne furono sconvolti e anche in questo frangente il ruolo dei media fu cruciale. 

La prima marcia è celebrata dalla canzone del movimento per i diritti civili mutuata, probabilmente, dall’antico spiritual “March Down to Jordan”:

 

Marching ‘round Selma like Jericho,
Jericho, Jericho
Marching ‘round Selma like Jericho
For segregation wall must fall

Look at people answering
To the Freedom Fighters call
Black, Brown and White American say
Segregation must fall

Good evening freedom’s fighters
Tell me where you’re bound
Tell me where you’re marching
“From Selma to Montgomery town.”

Le freedom songs prendevano spunto da vecchi spirituals e gospel che inneggiavano alla libertà, oggi con i continui atti terroristici per fortuna ci sono ancora queste manifestazioni contro gli orrori della guerra. 

Un episodio che ricorda le “freedom Songs” è accaduto proprio oggi, a Manchester, quando la folla si è messa a cantare “don’t look back in anger”, non guardare indietro con rabbia, degli Oesis,per le vittime della tragedia.

Dopo un minuto di silenzio e raccoglimento presso la piazza “ St Ann”, un coro è partito spontaneamente, caricando quel brano di un nuovo significato, una folla commossa di cittadini che è poi esplosa in un applauso.

Veronica Perazzolo 

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Veronica Perazzolo

Un'artistoide dall'indole nomade . Non amo la caoticità della città, vivrei perennemente a piedi scalzi, con la biografia di qualche veterano della " summer of love" e Neil Young in sottofondo. Non amo calpestare lo stesso suolo troppo a lungo. Filosofa a tempo perso e cantante soul a tempo.. indeterminato. Vivo tra l'Italia e l'Australia da cinque anni, sempre alla ricerca di quelle " Good Vibes" tra concerti, festival e amicizie singolari. Sono sempre più convinta di essere nata nell'epoca sbagliata. Gli anni 70 avrebbero fatto più al caso mio.

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