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LE ORIGINI DEL CAPITALISMO NELL’ANARCHIA FEUDALE EUROPEA

L’attuale sistema economico capitalistico che domina quasi ovunque nel mondo è un prodotto europeo. Si parla infatti a proposito di “miracolo europeo”, per citare il titolo del libro dello storico economico Eric Jones.

Ma come mai questo sistema economico e sociale si sviluppò proprio in Europa e in Europa soltanto, prima di essere esportato ovunque nel mondo? Perché, per esempio, non si sviluppò nel grande impero cinese, che per tutto il periodo medievale era più avanzato rispetto alla cultura europea?

Nel suo libro “Le origini del capitalismo”, pubblicato nel 1971, Jean Baechler, accademico di Francia e professore emerito di Sociologia alla Sorbona, sostiene che “l’espansione del capitalismo ha la sua origine e la sua ragion d’essere nell’anarchia feudale”. Ad innescare il processo che diede origine al capitalismo fu dunque, secondo questa visione, la divisione del potere politico ed il particolarismo territoriale.

L’Europa medioevale si presentava come un mosaico di regni, principati, città-stato, domini ecclesiastici e altre entità politiche. La frammentazione del potere politico e la conseguente disomogeneità giuridica fra i vari territori furono quegli elementi che consentirono lo sviluppo quanto più libero e concorrenziale dell’iniziativa economica privata. Baechler infatti ritiene che “la prima condizione per l’efficienza economica è la liberazione della società civile dallo Stato”. In un contesto in cui i vari territori sono di cultura comune e autonomi gli uni dagli altri giuridicamente le persone possono muoversi da un’area all’altra senza subire lo shock culturale ed andranno a stabilirsi dove trovano le condizioni migliori, che possono tradursi in maggiore libertà di intraprendere o in minore pressione fiscale. Non a caso si tentò diffusamente di impedire, o almeno limitare, questi spostamenti vincolando le persone alla gleba, cioè alla terra.

Le aree sperimentavano diversi sistemi: mentre alcune di esse mantennero il sistema gerarchico feudale di controllo, altre iniziarono a liberalizzare l’economia e se ne avvantaggiarono, registrando crescita economica e demografica. Questo spingeva i territori che erano rimasti più arretrati a rincorrere gli altri, se non volevano diventare aree spopolate e depresse. Inoltre la difficoltà di impedire queste migrazioni agiva come un freno al potere di tassazione. 

Scrive Baechler, la cui visione enfatizza i fattori istituzionali, e non quelli economici, della nascita del sistema capitalistico, che “il carattere più notevole e, sotto molti aspetti, il più ricco di conseguenze della storia europea è negativo: l’Europa non è mai stata riunita in un impero”. Dunque sarebbe proprio questo il motivo per il quale il germe del capitalismo mise le sue radici nell’Europa Occidentale. Non nella Cina, con un governo unitario e un sistema legale uniforme, un mandarinato attento a mantenere lo status quo, come è tipico di ogni burocrazia, non nell’Europa Orientale, dove la burocrazia di Bisanzio era rimasta in piedi. Non fu in questi ambienti relativamente ordinati che il sistema economico evolse verso il liberalismo, ma nella caotica Europa Occidentale, dove i barbari avevano distrutto il vecchio ordine, portando al collasso l’autorità di Roma, e che non cadde vittima, come invece le altre civiltà, della “trappola dispotica”.

Questo ci invita a riflettere, alla luce soprattutto del tentativo oggi in corso di creare un Super-Stato Europeo.

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