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Le università americane lanciano l’allarme: gli studenti stranieri “troppo copioni”

Una recente inchiesta del Wall Street Journal in 14 college Usa, rivela che ogni 100 studenti stranieri, in media, 5.1 vengono accusati di plagio. La maggioranza è di nazionalità cinese.

L’indignata accusa arriva direttamente dal Wall Street Journal che punta il dito verso gran parte degli studenti stranieri che frequentano corsi laurea nei college americani, accusandoli di truffa e di plagio, e svelando addirittura i nomi e le modalità più utilizzate per barare durante le prove d’esame.

L’inchiesta, http://www.wsj.com/articles/foreign-students-seen-cheating-more-than-domestic-ones-1465140141 condotta su un totale di 14 istituti ha messo in luce un articolato scenario generale poco confortante fatto di scambio di identità tra studenti, operazioni di “copia e incolla” dal web, e remunerati ingaggi di “esterni” per risolvere i compiti a casa.

I risultati dell’indagine hanno ricevuto una forte condanna morale sia da parte dell’opinione pubblica, sia da parte degli atenei stessi. Molti istituti infatti, hanno da sempre fatto del merito la punta di diamante del loro sistema scolastico al punto che alcuni college, nell’eventualità di un appurato plagio prevedono un’ immediata espulsione dello studente, che si vedrà indelebilmente e negativamente marchiato, e che, difficilmente riuscirà a trovare nuovamente spazio nel complesso e articolato mondo universitario americano.

Ma nonostante questo, anche le statistiche generali non sono più confortanti: secondo l’International Center for Academic Integrity  che da anni promuove e afferma valori legati all’integrità accademica di studenti e d’insegnati, il 68% degli studenti universitari americani ammette di aver barato durante la sessione d’esame.

I “cheating”, gli “imbroglioni” più spudorati sarebbero gli studenti di nazionalità cinese, che, secondo un rapporto del 2014 della CNN hanno l’abitudine di barare anche sulle domande d’iscrizione: il 10%  di queste infatti, contiene trascrizioni contraffatte e test falsificati. Indiani e coreani del nord chiudono la top three dei truffatori più incalliti, in un paese che nell’ultimo anno ha registrato 975.000 studenti stranieri iscritti nelle sue università, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente. Le cause più ipotizzabili a giustificazione di questo fenomeno si possono ricercare sia nell’incapacità di superare gli ostacoli linguistici, e sia nelle pressioni subite dagli studenti stranieri legate agli alti risultati richiesti dalle famiglie d’origine; senza dimenticare una percezione e un approccio culturale diverso all’idea di “frode”.

Anche le cronache universitarie del nostro paese però, sono ricche di episodi di truffe o tentate truffe al mondo accademico, come abbiamo recentemente raccontato ad esempio nel caso di Bologna, dove per uno scambio d’identità durante un esame, due studentesse sono state sospese dall’ateneo per tre mesi; provvedimento che probabilmente sarebbe sembrato troppo blando ai magnifici rettori del sistema scolastico a stelle e strisce, che però, è giusto ricordare si differenzia da quello italiano, anche nella definizione pratica di “cos’è un esame”.

La stragrande maggioranza dei test universitari negli Stati Uniti è infatti quasi esclusivamente di natura scritta: composizioni, esercitazioni, saggi e test a risposta multipla, che possono ingannevolmente sembrare semplici ma che generalmente prevedono 100 domande con 7/8 risposte possibili, molto simili tra loro,e che facilmente possono trarre in inganno gli studenti meno preparati. Questo tipo di metodologia inoltre, fa si che la maggior parte delle correzioni dei test siano del tutto automatizzate, impedendo agli insegnati di “personalizzare” il voto secondo parametri diversi da quelli del merito espresso in ogni singola prova.

Ipotizzando di adottare anche in Italia questo modus operandi, si potrebbero eliminare situazioni tipo a cui si assiste spesso nei nostri atenei:esami orali da 3/400 iscritti, con un massimo di 5/7 minuti disponibili per ogni studente, dove spesso chi decide l’esito della prova non è nient’altro che la sorte: domanda giusta: trenta e lode, domande sbagliata: salto d’appello.

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Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

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