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L'illusione tedesca

Lo scorso 9 novembre si è celebrato il venticinquesimo anniversario della caduta del muro di Berlino. Simbolo crudele della Guerra Fredda e della divisione del mondo in due sfere d’influenza politica, era una barricata di cemento e filo spinato lunga 127 km che ha tagliato, per quasi tre decenni, in due, la Germania e il mondo intero, ghettizzando i tedeschi dell’Est e condannandoli a subire un regime autoritario e senza scrupoli. Dopo più di cinquant’anni dalla notte in cui venne eretto, la comunità internazionale partecipa con entusiasmo alle manifestazioni che ne commemorano la fine. Messaggi di speranza e di pace arrivano da ogni paese europeo e non; l’auspicio è sempre lo stesso: non dimenticare. Oggigiorno però, esistono realtà analoghe che vengono tacitamente accettate, se non addirittura ignorate, dalla stessa comunità internazionale. Nel terzo millennio, sono oltre 8000 i chilometri di barriere artificiali che delimitano confini, territori, zone di appartenenza politica o religiosa. Nel 1994 il democratico Bill Clinton da il via alla costruzione di un muro d’acciaio, filo spinato e reti elettrificate al confine con il Messico. È lungo più di 550 km, si erge tra El Paso e Ciudad Juàrez e tra San Diego e Tijuana. Una costruzione che si rivela efficace solamente quando si tratta di bloccare i disperati che ogni giorno cercano di entrare per inseguire il sogno americano ma che mostra tutti i suoi limiti quando si tratta di contrastare l’ingresso dei narcos. In Corea dal 1953 ad oggi, all’altezza del 38esimo parallelo, svetta l’ultima eredità della Guerra Fredda: un muro di 248 km che divide il Nord dal Sud, che determina la zona demilitarizzata coreana. Paradossalmente il confine più armato del mondo. Altra barriera tristemente nota è quella Israeliana in Cisgiordania, il cosiddetto muro della vergogna, 730 chilometri che inglobano la maggior parte delle colonie ebraiche e la quasi totalità dei pozzi d’acqua. Una barriera che preclude, alla comunità palestinese, l’accesso a servizi di prima necessità. E ancora, in Europa abbiamo gli esempi di Cipro e della sua Linea Verde, zona demilitarizzata istituita dall’Onu nel 1974 e lunga 180km con lo scopo di dividere l’isola in una parte meridionale a maggioranza greco-cipriota e in una settentrionale a maggioranza turco-cipriota. E ancora, come dimenticarsi delle barriere artificiali delle città autonome di Ceuta e Melilla volte a scoraggiare e contenere l’immigrazione marocchina. Anche i motivi religiosi, da sempre scusanti delle più grandi guerre e repressioni della storia, non mancano per la costruzione di barriere artificiali. le Peace Lines in Irlanda del Nord, ancora dilaniata dalle contrapposizioni tra cattolici e protestanti, iniziarono ad essere costruite nel 1969 e tagliano ancora in due le città di Belfast e Derry. Per chi crede che questi siano problemi ben lontani dalla realtà italiana, una piccola sorpresa: anche nel Belpaese abbiamo costruito il nostro piccolo “muro”. A Padova, più precisamente in via Anelli, dal 2006 è stata eretta una barriera che divide il retro di alcuni palazzi degradati, abitati da immigrati e prostitute, dai giardini di alcune palazzine residenziali. L’amministrazione comunale dell'ex sindaco Zanonato, a fronte delle continue lamentele dei condomini, stanchi dei frequenti episodi di microcriminalità, ha pensato bene di risolvere il problema ergendo un muro, che funge da mero paraocchi, lasciando intatto lo status quo. Muri razzisti, religiosi, economici, muri politici, muri per dividere, muri per proteggere, muri per difendere i confini. Nuovi muri, quelli a cui inneggiano folli secessionisti o muri d’acqua dove trovano la morte migliaia di immigrati che cercano di raggiungere quotidianamente le nostre coste. Oggi viviamo in un mondo dilaniato dal paradosso che da un lato ci vuole sempre più globalizzati, omologati, liberi di circolare e di sentirsi cittadini del mondo, mentre, dall’altro, sottolinea le nostre differenze, le esaspera, le fa diventare motivo di discriminazione e di paura del diverso.
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Francesca

Università degli Studi di Milano. Laureata in Scienze Politiche Internazionali. La musica rock. Ballare sotto la pioggia. Una birra con gli amici. Un giro in bicicletta il giorno prima del tuo compleanno. La Juve che vince in Champions. The joints. Il post-sbornia nelle lenzuola pulite. Un tuffo dallo scoglio più alto. La risata di mia mamma. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Il poker del lunedì. Cantare in macchina a squarciagola. Io e il mio cane al parco la domenica pomeriggio.

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