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L'uomo che salvò il Louvre

 

Quando siamo dinnanzi ad una persona, siamo abituati a non curarci d'altro se non del suo presente, di come si mostra a noi in quello stesso istante, come se non avesse un passato,una storia, come se non avesse una profondità intima che mai conosceremo, come se non fosse altro se non quello che vediamo e conosciamo di lei. E lo stesso ci succede nel momento in cui, in un silenzioso museo, ci troviamo davanti ad un'opera d'arte: siamo inevitabilmente più risucchiati da ciò che presenta su di essa rispetto a ciò che rappresenta: la sua storia, la sua nascita, i pericoli che ha corso, le vicende di cui è stata protagonista.

Ma forse, questi dettagli non ci sfuggiranno alla mente, la prossima volta che saremo al Louvre. Per questo ci occorre sapere che durante la seconda guerra mondiale, ci fu un uomo, -ingiustamente poco ricordato-, che rischiò la sua vita per salvare e preservare la bellezza che oggi risiede tranquilla nelle stanze del più famoso museo del mondo: Jacque Jaujard.

Uomo di straordinaria audacia, chiuse di propria iniziativa il Louvre ,il museo del quale era direttore, il 25 agosto 1939, per “lavori straordinari”. Questi “lavori” consistevano in effetti nello staccare, nel giro di pochi giorni, più di 3500 dipinti, monili e sculture, rapidamente imballati da custodi collaboratori e studenti, un esercito dell'arte che lavorò per 72 ore consecutive.

Le 1862 casse in legno vennero poi trasportate da anonimi camion in numerosi castelli di Francia, più lontani dal centro di Parigi e dal mirino assassino nazista, e per tutto il corso del conflitto le opere girarono i castelli per sfuggire alle razzie tedesche che avrebbero sequestrato e distrutto tutto ciò che avrebbero trovato.

Per identificare le casse, su ognuna venne dipinto un cerchio, il colore ne indicava il valore: giallo per le opere di pregio, verde per le più importanti, rosso per i capolavori assoluti. Sulla Gioconda di Leonardo, primo ad essere portata via, vennero applicati tre cerchi rossi. La tela, a causa della sua portata, venne più volte spostata per sicurezza, tra castelli e musei dei quali proprietari si offrirono, a turno di mettere a rischio la loro incolumità per preservare l'arte.

Non fu semplice impacchettare elementi di così estesa dimensione e delicata fattura, ma la guerra era alle porte e s fece tutto il possibile per salvare ogni opera. L'enorme “Le nozze di Canaa” (6,6m x 9,9m) di Paolo Veronese fu, per esempio arrotolato su un cilindro e riposto in un altro più grande, mentre l'imponente “Zattera della Medusa” di Gericault. Venne semplicemente caricata su un camion con sopra un unico telo di copertura.

Le opere vennero accuratamente spostate e controllate dallo stesso Jaujard per tutto il corso della guerra: egli, infatti, si inimicò non solo il nazismo, ma anche e soprattutto il governo collaborazionista francese.

Per approfondire questo interessante capitolo dell Storia, France 3, un canale della televisione nazionale francese, ha recentemente realizzato un documentario che racconta e ricorda le gesta di questo insolito eroe, dal titolo "Illustre et Inconnu- comment Jacques Jaujiard a sauvé le Louvre".

 

 

 

 

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