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Marcel Duchamp e la Macchina Celibe.

È chiaro che il genio di Marcel Duchamp attraversi il tempo e non si smentisca mai come una delle menti più brillanti del secolo scorso, ma ciò non gli impedisce di stupirci una volta di più, anche nella nostra realtà più banale e quotidiana. Vogliamo infatti oggi menzionare uno dei numerosi neologismi che l'artista regalò a suo tempo alla società: la macchina celibe. Non tutti probabilmente sanno di cosa si tratti, e ancora meno sono al corrente del fatto che questa definizione sia strettamente legata a una delle sue opere più enigmatiche e complesse.

Dal 1915 al 1923, infatti, l'artista francese elaborò l'opera "La sposa messa a nudo dai suoi scapoli"( La mariée mise à nu par ses celibataires), anche denominata come "Il Grande Vetro", oggi esposta a Philadelphia. Si tratta, in generale, di due enormi lastre in vetro che racchiudono tra di esse lamine di metallo dipinto, polvere e fili di piombo. Il Vetro, materiale scelto per la sua rigidità la quale avrebbe influito sulla resa prospettica, contiene e sviluppa tutta l'attività passata e futura di Duchamp in quanto mostra, con i più eterogeneri materiali, scene del tutto particolari e apparentemente poco connesse tra loro. Prospettive,  danze meccaniche, volumi,marchingegni fossilizzati entro la trasparenza del vetro.  Ma l'opera, in quanto geniale, può essere letta a più livelli: "La mariée mise à nu par ses célibataires" si può leggere come "La Marie est mise à nue per ses céli-batteurs" cioè "Maria è messa nella nuvola dei propri trebbiatori". Maria messa nella nuvola potrebbe essere interpetata come la Vergine, il che potrebbe farci presupporre che le due metà del Grande Vetro siano collegate alla tradizione dell'iconografia delle pale cristiane dunque nella metà superiore una nuvola composta da tre quadrati sta per accogliere la Madonna.  Fondamentale è infatti l' aspetto geometrico (rette, ellissi, parallelepipedi, etc...)e in particolare il concetto di “Quarta Dimensione”: <>,dice Duchamp nelle righe descrittive contenute nella Scatola Verde, elemento necessario alla comprensione dell'opera che consta di una scatola con le note dell'artista, disponibili al pubblico. L' erotismo, l' energia quadrimensionale per eccellenza, è uno dei gandi ingranaggi della macchina e genera desiderio. La sposa è ridotta a un organo, la figura, viene appiattita, privata di fisionomia al fine di confondere e creare ambiguità. Nella sua descrizione, Duchamp non denomina l'opera ocme quadro, bensì come "macchina agricola","mondo in giallo" o anche "ritardo in vetro". Questi appellativi, sempre ermetici e complessi hanno fatto sì che sbocciassero le più disparate interpretazioni da parte della critica, sempre sconvolta dalle opere di Duchamp.

È bene sapere che l'opera presenta il vetro inferiore rotto: durante il trasporto verso la sua prima esposizione nel 1927 si crepò. L'artista però decise di non sostituirlo, ironicamente affermando che accrescesse la potenza dell'opera.                                                                                                                                                                                                                                                                Da quest'iconica esperienza si definisce macchina celibe un marchingegno che consuma più energia di quanta ne produca, complicata e quasi delirante nella sua composizione. La nascita dell'opera quindi conia il neologismo di macchina celibe, un macchinario inutile che richiede un esagerato consumo di energie e che nella sua esistenza non produce più di quanto consumi, bensì il contrario. Forse non è altro che uno sperpero di genius scientifico, ma resta pur sempre un interessante aspetto della società, tanto che Deleuze e Guattari le abbiano analizzate nella loro opera "L'Anti-Edipo". In esso, i due studiosi, sostengono che questi marchingegni producano delle "quantità intensive" di energia, createsi dall'opposizione delle forze di repulsione e attrazione. Carrouges ha esteso infine la definizione di Duchamp a svariate macchine che si ricordano nella Storia: la macchina della Colonia Penale di Kafka, le macchine di Roussel, o ancora quelle descritte da Poe nei suoi celebri racconti.

Sebbene ci paia un mondo lontano da quello che ci circonda, in realtà non è così: non pochi giornali hanno infatti recentemente annoverato tra le macchine celibi fidget spinner e simili con la sola differenza che questi ultimi, a differenza dell'opera di Duchamp, tra pochi anni saranno già nell'oblio.

 

 

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